Il piccolo dittatore

Berlusconi all'AquilaNei paesi civili e democratici un leader di governo non oserebbe mai usare gli stranieri, gli immigrati o una qualsiasi categoria come capro espiatorio. L’informazione libera, una cosa che i paesi democratici hanno, lo seppellirebbe nel giro di mezza giornata. L’indignazione dei suoi stessi elettori lo costringerebbe alle dimissioni praticamente immediate. Nelle dittature invece è normale usare l’odio e il razzismo per distrarre la popolazione. Lo fanno e lo hanno fatto tutti i dittatori del mondo.

Che il nostro paese appartenga alla seconda e non alla prima categoria è lampante proprio guardando il comportamento di Berlusconi. Un leader di governo che equipara gli immigrati ai criminali, una menzogna vergognosa e pericolosa. Anche se fosse vera una cosa del genere, e non lo è affatto ovviamente, un leader responsabile non dovrebbe mai dirlo, perché il suo compito è mantenere la pace e l’ordine nel paese, non fomentare l’odio di una parte degli abitanti contro l’altra. Ma Berlusconi è tutto tranne che un leader.
In questo momento, dopo una serie di scandali lunghissima, si appresta a devastare la giustizia per sfuggire alle sue personali pendenze legali. La disoccupazione intanto ha raggiunto di nuovo il record del suo precedente governo, l’economia va sempre male e come sempre le sue promesse elettorali si sono rivelate le solite bugie, visto che l’unica cosa che gli preme è salvarsi dalle conseguenze degli illeciti di cui dovrebbe rispondere nei tribunali. Quindi è il momento giusto per fomentare l’odio contro gli immigrati, una tecnica ampiamente utilizzata per anni dalla Lega, da Forza Italia e fino a poco tempo fa anche da AN per raccogliere voti. In fondo ha funzionato per vincere diverse elezioni, anche se non c’é niente di vero. Inoltre per la Lega il razzismo non è mai abbastanza e a Berlusconi serve il loro appoggio per portare a termine le leggi che lo salveranno dalla giustizia.
In fondo è solo un piccolo dittatore, la cui ascesa sarebbe stata molto resistibile in un paese con una classe politica appena migliore e un maggiore senso civico dei cittadini. Un piccolo dittatore senza causa e senza idee, a parte l’uso del potere pubblico per i suoi fini privati. Ma capace di controllare l’informazione e di sopravvivere a qualsiasi scandalo, quindi potenzialmente in grado di rimanere al potere fino alla fine naturale della sua vita, che è l’aspirazione di ogni dittatore. 
La Storia è maestra, se qualcuno avesse voglia di imparare qualcosa da essa in questo paese, e si sa che le dittature non finiscono mai bene e non portano mai nulla di buono. E questo vale anche per il nostro piccolo dittatore, che negli anni ha ottenuto parecchi risultati, che però non hanno nulla a che fare con le sue promesse mai rispettate di modernizzare l’economia, semplificare la burocrazia, creare milioni di posti di lavoro e garantire la sicurezza. 
L’economia italiana è sempre più arretrata rispetto a quella degli altri paesi avanzati, gravata da clientelismi politici, raccomandazioni varie e infiltrazioni mafiose. La politica è diventata soltanto spettacolo, populismo e proclami, con ampi spazi per i corrotti e i disonesti. La corruzione, il razzismo, le collusioni con la mafia e l’utilizzo del corpo delle donne come una merce fanno ormai parte della politica ufficiale del governo, e quindi nessuno più se ne vergogna. La magistratura e la polizia, private di fondi e di mezzi, non potranno più garantire né sicurezza né giustizia. La devastazione del paese, dall’ambiente alla scuola, può procedere impunita. 
Un piccolo dittatore che alla fine dei conti si preoccupa soltanto dei suoi piccoli interessi privati, ma che è stato lasciato libero di fare grandi danni. 

Francesco Defferrari

 
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