Giovani, il tempo è adesso

9aprileilnostrotempoeadessoSono state le donne a urlare, per prime, “Adesso!” alla domanda “Se non ora, quando?”. Erano tante, tutte scese in piazza contro un governo, un Paese, una società che non le rappresenta. Eppure il malessere sociale in questa Italia che tira a campare non è solo femminile. Basta pensare a come negli ultimi mesi la voglia della piazza sia ritornata trasversalmente: giovani e anziani, lavoratori e precari, donne e uomini.

Il tempo sta sfuggendo di mano a tutti. Negli ultimi anni non c’è stata una politica interessata a risolvere i problemi del popolo. Così mentre dentro i palazzi ci si accontenta, visti i tempi che corrono, di farsi comprare magari anche a poco prezzo costringendo un Paese ad andare avanti grazie a voti di fiducia e a voltagabbana, fuori dai palazzi si decide di manifestare. Probabilmente perché nella piazza, fianco a fianco, ci si sente più forti. 
La prossima manifestazione è per sabato 12 marzo quando a Roma, e in moltissime altre città italiane, si manifesterà in difesa della Costituzione e della scuola pubblica. Le adesioni sulla carta ora sembrano molto alte ed è probabile che sabato sera non mancheranno le critiche, le dichiarazioni che parleranno di poche persone, magari eversive, scese in piazza.
Mentre si fanno gli ultimi preparativi per questa giornata di protesta e prima dello sciopero generale del 6 maggio proclamato dalla Cgil, la piazza tornerà protagonista il 9 aprile.
Questa volta lo slogan sarà “Il nostro tempo è adesso”. A urlarlo saranno i giovani, anzi quelli che vent’anni fa, forse, non sarebbero nemmeno più rientrati in questa categoria. Quelli più preparati e specializzati dei loro genitori (che magari hanno lavorato per 30 anni con un posto fisso e che ora devono usare la loro pensione per aiutare i figli a mantenersi), quelli che devono accontentarsi di un lavoro precario che invece di garantirgli, come negli altri paesi, la possibilità di cambiare e migliorarsi, li obbliga ad essere soddisfatti (se va bene) di quello che hanno.
Così ecco la mobilitazione lanciata attraverso il sito www.ilnostrotempoeadesso.it in cui c’è anche la possibilità di aderire all’iniziativa e confermare la propria presenza in piazza il 9 aprile. Ed ecco la nascita anche di una pagina su facebook dove ormai passano tutte le proteste. 
Quattordici rappresentanti di reti sociali e di condizioni lavorative specifiche si sono messi insieme per agire immediatamente perché “questo è il tempo di scommettere sul presente ancor prima che sul futuro”. Semplicemente perché “la vita non aspetta”. Siamo la grande risorsa di questo paese. Eppure questo paese ci tiene ai margini. Senza di noi decine di migliaia di imprese ed enti pubblici, università e studi professionali non saprebbero più a chi chiedere braccia e cervello e su chi scaricare i costi della crisi. Ed ecco che la precarietà diventa un modo di vivere e dall’insicurezza di avere un reddito si passa attraverso mille altre insicurezze fino all’impossibilità di realizzare la propria felicità affettiva. L’insofferenza, forse, ha raggiunto il limite. E se non si vuol più accettare una nuova aspettativa tradita, se non si vuol fuggire all’estero, come una generazione sta facendo per cercare opportunità che l’Italia non offre, allora non resta che urlare la propria stanchezza. Da qui l’appello a scendere in piazza il 9 aprile: a chi ha lavori precari o sottopagati, a chi è stanco di chiedere soldi ai genitori, a chi chiede un mutuo e non glielo danno, a chi passa da uno stage all’altro, a chi studia e a chi non lo può fare. 
Scendere in piazza per non sentirsi soli, per richiamare l’attenzione anche dei media su un malessere di cui l’Italia sembra non curarsi. Manifestare per il diritto a una vita dignitosa e per ricordare a chi si rinchiude nei Palazzi che alla fine del mese ci sono le bollette da pagare, i mutui da rifondere, le spese da fare e le priorità di cui si sta occupando questo governo (con l’ultima riforma sulla giustizia) non sono le priorità dei giovani italiani.
Centocinquanta anni fa l’Italia veniva fatta dai giovani. Oggi, invece, i giovani sono costretti a scendere in piazza per ricordare al paese della loro esistenza.

Marianna Lepore

 
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