La Mole non si sentiva sola

Mole Antonelliana

Nel giro di un paio d’anni la Mole si sentirà meno sola nel cielo di Torino. Ma chi l’ha detto che voleva compagnia? Dallo scorso dicembre nel capoluogo piemontese sono iniziati i lavori per la costruzione della Torre Intesa Sanpaolo. Un vero e proprio grattacielo, progettato da Renzo Piano, che l’Istituto – nato dalla fusione nel 2006 tra la torinese San Paolo e la milanese Intesa – ha deciso di ‘costruirsi’ nei pressi della nuova stazione di Porta Susa, nella zona che dovrebbe rappresentare il futuro della città. E così, se il simbolo della Torino storica resta l’edificio progettato da Antonelli nella seconda metà dell’800, la mega-torre di Piano sembra destinata a diventare il centro della city che verrà.  Il progetto dell’architetto genovese prevede un palazzo alto 166 metri, con 40 piani che ospiteranno uffici, un ristorante, un Auditorium e una pinacoteca. La fine dei lavori è prevista per il 2011, in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia. 
Ma l’idea sembra piacere poco ai tanti torinesi che vedono come una beffa gli 80 centimetri in meno che dovrebbero servire a salvaguardare il primato della Mole in altezza. E proprio il no deciso alla costruzione dell’edificio è alla base dell’attività del comitato “Non grattiamo il cielo di Torino” (www.nongrattiamoilcielo.org) , che ha sempre contrastato il progetto e ha continuato a farlo anche dopo l’inizio dei lavori. I componenti del comitato, ribattezzati dalla stampa “no grat”, organizzano ogni settimana un pic nic nei giardini che si trovano di fronte al cantiere, dove hanno piantato anche un susino. La loro protesta, nei mesi scorsi, si è spesso unita a quella dei ragazzi dell’Onda, il movimento studentesco nato contro il ministro Gelmini, ma che spesso ha puntato il dito anche verso Intesa Sanpaolo al grido di “noi non pagheremo la vostra crisi”. In una delle città italiane più colpite dalla difficile situazione economica, con aziende che chiudono, migliaia di lavoratori in cassa integrazione e pesanti tagli alla cultura, la torre di Piano appare infatti come l’inutile auto celebrazione di un Istituto che, dopo la fusione con Intesa, ha perso lo storico ruolo di banca cittadina, cedendo progressivamente a Milano lo scettro del potere. E alle preoccupazioni di carattere ambientale che hanno dato vita al comitato, oggi si aggiungono quelle di carattere economico. I costi del grattacielo si aggirano infatti intorno ai 250 milioni di euro che, in tempo di crisi, non sono affatto pochi.

Photo gallery dal sito del comitato (http://www.nongrattiamoilcielo.org/galleria.php)

Letizia Cavallaro

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>