Contro la violenza sulle donne non basta un giorno

Giornata_contro_violenza_donneLe cifre sono da brivido: 6 milioni e 743mila donne tra i 16 e i 70 anni vittime di violenza. Il 31,9% delle donne in questa fascia di età hanno subito violenza fisica (il 18,8%), sessuale (23,7%), psicologica (il 33,7%) o stalking (il 18,8%). Nel ventunesimo secolo la violenza continua a uccidere le donne più degli incidenti stradali ed è la seconda causa di morte in gravidanza. Numeri che oggi risuonano ancora più forti, perché il 25 novembre si celebra la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne indetta dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

La data è stata scelta nel 1999 per sensibilizzare i Governi e l’opinione pubblica sul tema dei maltrattamenti femminili e ricordare allo stesso tempo il brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal da parte del regime di Rafael Leonidas Trujillo, dittatore della Repubblica Dominicana. Cinquant’anni dopo le donne continuano a subire violenza e il più delle volte da chi hanno di più vicino: la maggior parte delle violenze sono inflitte dai partner o dagli ex. Violenze domestiche quindi: 8 donne su 10 malmenate, ustionate o minacciate con armi hanno subito le aggressioni in casa. Un milione di donne hanno subito uno stupro o un tentato stupro. A ottenere con la forza rapporti sessuali è il partner il 70% delle volte. Di tutte le violenze, però, si stima che il 96% non venga denunciato, così il colpevole resta impunito, spesso e volentieri vicino alla vittima.
Il 25 novembre vuole essere una giornata per ricordare a tutte le donne di denunciare, di opporsi alla violenza, di non restare nel silenzio. “Non deve essere una celebrazione bensì un momento di riflessione collettiva”, ha dichiarato il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che ha voluto ricordare i versi del poeta libanese Kahlil Gibran “Non può dirsi civile una società che sulle donne fa violenza. Non può dirsi civile una società che in modo inequivocabile e deciso non si pone l’obiettivo di combattere fenomeni che segnano inevitabilmente la vita di un essere umano”.
Violenza, quella sulle donne, che può manifestarsi in tante forme diverse ed è, come ha voluto ricordare anche il segretario generale dell’Onu Ban ki-Moon “uno degli ostacoli più significativi alla piena uguaglianza tra i sessi”. Non c’è solo la violenza fisica, ma ci sono anche i mille modi diversi di fare violenza sulle donne impedendo loro la piena realizzazione nel corso della vita. “Abusare di una donna significa anche non riconoscerla nel suo ruolo sociale, nella sua realtà di vita, e nell’unicità del suo essere. Considerare la donna come un corpo piuttosto che come una persona: anche questa è violenza” ha dichiarato Carolina Aranci, presidente dell’associazione internazionale donne (Aid). Non succede solo in Italia dove la donna, complice una certa mentalità, è ridotta a semplice corpo da sfruttare. Succede soprattutto nei paesi africani, dove le donne sono sottoposte alle mutilazioni genitali: una pratica barbara, violenta che provoca enormi sofferenze, traumi e spesso infezioni gravi che portano alla morte.
Così oggi è ancora più importante ricordare che l’Unione europea non ha ancora firmato la convenzione sulla prevenzione e sulla lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica, adottata dal Consiglio d’Europa. Convenzione che contiene misure per la prevenzione della violenza, la protezione delle vittime e i procedimenti penali per i colpevoli ma che entrerà in vigore solo dopo che sarà ratificata da dieci stati. A tutt’oggi è stata firmata da 17 paesi, nessuno però l’ha ancora ratificata. Nemmeno l’Italia l’ha ancora firmata. Così, mentre altre donne continuano a subire violenza, chi dovrebbe proteggerle continua a non capire l’urgenza di questi provvedimenti.

Marianna Lepore

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