Una giornata contro l’omofobia

giornatacontroomofobia“Non bisogna sottovalutare i rischi che l’abitudine all’uso nel discorso pubblico di allusioni irriverenti, lesive della dignità delle persone, contribuiscano a nutrire il terreno sul quale l’omofobia si radica”: sono le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo messaggio in occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia. Il Capo dello Stato ha poi definito “inammissibili” gli episodi di aggressività e intolleranza sempre più frequenti nel nostro Paese.

Le parole di Napolitano sono state lette, da qualcuno, anche come un richiamo velato al premier Silvio Berlusconi che lo scorso anno, nel pieno dello scandalo Ruby, disse in un discorso pubblico ripreso dalle telecamere che “era meglio essere appassionato di belle ragazze che gay”.
In un contesto del genere non meraviglia che solo il 23 maggio, dopo 1000 giorni in Commissione, arriva in aula alla Camera dei Deputati il dibattito sulla legge contro l’omofobia. Sei giorni in cui i politici dovrebbero iniziare a comprendere l’importanza di affrontare la questione dei diritti, finora inespressi, delle persone lesbiche, gay e transessuali. Gli italiani, fino a questo momento, restano indietro e, come ha ricordato Paola Concia, siamo insieme alla Grecia l’unico paese fondatore dell’Ue a non aver approvato ancora una legge contro l’omofobia.
Il messaggio di Napolitano non dimentica, poi, l’attualità degli ultimi mesi sottolineando che “mentre da una parte deve essere apprezzata l’apertura di imprese italiane e straniere nei confronti di persone con diversi orientamenti sessuali e diverse unioni di vita, dall’altra occorre denunciare e contrastare in tutte le sedi, e innanzitutto in sede politica, le aggressioni fisiche, gli atti di bullismo le provocazioni verbali, quali quelle che hanno investito anche un autorevole membro del Parlamento italiano”.
Un chiaro richiamo a due eventi della cronaca delle ultime settimane: l’aggressione subita dall’onorevole Paola Concia e dalla sua compagna e le polemiche innescate dal sottosegretario alla famiglia, Carlo Giovanardi, su una campagna pubblicitaria che si riferiva “a tutti i tipi di famiglie”.
Sono passati solo 11 anni, era il 17 maggio del 1990, da quando l’Organizzazione Mondiale per la Sanità depennò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Oggi, però, complice l’assenza in Italia di una legge che combatta veramente l’omofobia e la transfobia, si consuma tutti i giorni la discriminazione verso gli omosessuali. “L’omofobia deve essere combattuta a livello culturale”, ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini. La prossima parola spetterà proprio alla Camera dei Deputati, dove i politici potrebbero mostrare che il nostro Paese è “autenticamente e chiaramente europeo”, come ha dichiarato Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay, approvando la legge che introduce un’aggravante per tutti quegli atti violenti che sono commessi sulla base di una discriminazione anche per l’orientamento sessuale. Sarebbe il modo migliore per festeggiare l’Europride, il più grande evento lgbt del Continente, in programma a Roma dall’1 all’11 giugno.

Marianna Lepore

 
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