Votare, assolutamente

CostituzioneDomenica 28 dalle 8 alle 22 e Lunedì 29 dalle 7 alle 15 si vota in 13 regioni, 5 province e 64 comuni. Per molti italiani la tentazione di non andare a votare è forte, perché la classe politica del nostro paese sembra troppo spesso intenta a perseguire il proprio tornaconto personale, più che il bene comune. Eppure l’astensionismo è un errore fatale, perché chi non vota non conta nulla e non dà nessun contributo per cambiare le cose.

Se i tanti italiani delusi dalla politica andassero sempre a votare, magari scegliendo sistematicamente i candidati minori estranei ai grandi giochi del potere, forse i partiti potrebbero ricevere qualche utile lezione. Il PdL è ormai completamente una macchina del consenso al servizio del suo Padrone, che se ne serve per il suo unico fine, favorire le sue aziende e salvarsi dai processi che dovrebbe affrontare. La Lega più che il partito del federalismo è ormai il partito del razzismo, tanto da fare ormai concorrenza agli altri gruppuscoli neofascisti della destra. Il Pd, oltre ad aver dimostrato più volte la totale incapacità di condurre una degna opposizione a Berlusconi, è spesso espressione di interessi particolari proprio come il PdL. Molti dei suoi candidati infatti sono persone arrivate al potere grazie a inciuci di ogni genere e sistemi clientelari, spesso indagati dalla magistratura per svariate malefatte e candidati senza uno straccio di primarie, perché in tal caso gli elettori del centrosinistra li avrebbero immediatamente bocciati. Anche l’Idv, sopratutto su base locale, ha nelle liste molte personalità che non sembrano garantire granché in fatto di morale e legalità. 
Mercedes Bresso, in Piemonte, ha detto che gli abitanti della Val di Susa che protestano contro la Tav non hanno il diritto di discutere le scelte europee, dimostrando così di non tenere in alcuna stima la democrazia e le ragioni dei suoi concittadini. Lo sfidante principale è il leghista Cota, che come il compagno di partito Zaia in Veneto mette al primo posto del programma l’apartheid su base razziale, quello che avverrà se le due regioni saranno governate dalla Lega. 
Filippo Penati, candidato del centrosinistra in Lombardia, è l’uomo che si è distinto per dichiarazioni contro i rom degne delle migliori giunte leghiste. Ma la sua sfida contro Formigoni, che insieme a Comunione e Liberazione occupa la regione da vent’anni, è quasi impossibile, nonostante le inchieste che hanno colpito la giunta del governatore. 
La Campania dei grandi partiti è ostaggio del voto di scambio. De Luca, sostenuto dal centro sinistra, è indagato in due diversi processi. Caldoro, per il centrodestra, è la faccia pulita di un PdL locale controllato da Cosentino, indagato per associazione camorristica. Ci sono due alternative: Ferrero per Rifondazione comunista e Fico per il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo. Se i due outsider ricevessero molti voti sarebbe un sussulto di dignità per una regione in mano ai clan della Camorra.
In Basilicata dove manca il lavoro l’estrazione del petrolio invece di portare ricchezza crea solo inquinamento. Quindi il centrosinistra cerca di mantenere il potere regalando super-stage elettorali. I partiti maggiori sono al solito prodighi di promesse ma privi di progetti. 
In Calabria i due maggiori candidati hanno nelle liste almeno 16 personaggi sospettati di collusione con le cosche della ‘Ndrangheta. L’outsider è Callipo, sostenuto da Idv e Radicali.
Il Lazio e la Puglia sono boccate d’ossigeno per il centrosinistra, con due candidati rispettabili, Emma Bonino e Nichi Vendola. Infatti non li ha scelti il PD ma ha dovuto accettarli perché gli elettori non hanno lasciato alternative ai vertici. 
Votare per i candidati di centro destra diventa di fatto un voto di fiducia a Berlusconi, come ha più volte ripetuto lui stesso, e al suo progetto di distruggere la libera informazione, la magistratura e l’essenza della democrazia. Inoltre la vittoria dei candidati del centro destra, anche se si guardano bene dal dirlo in pubblico, significa centrali nucleari sicure in Lazio, Campania, Piemonte, Toscana, Lombardia, Puglia e Veneto. 
D’altra parte certi candidati del centrosinistra nominati dalle nomenklature di partito e ben poco alternativi alle destre non andrebbero votati se esiste una qualsiasi alternativa vagamente credibile. Il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo oltre che in Campania si presenta anche in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Se il movimento avesse successo sarebbe un buon segnale contro la vecchia politica dei partiti impegnati soltanto a dividersi la torta dei fondi e dei contributi pubblici, a cui il gruppo ispirato da Grillo ha dichiarato di voler rinunciare.
Sarebbe bello poter sempre scegliere un candidato senza macchia e con progetti sinceri per far crescere la propria regione. In mancanza di questo bisogna comunque votare contro chi vuole la follia del nucleare, il razzismo, gli inceneritori, le opere inutili decise a beneficio dei soliti noti. In diverse regioni i candidati governatori di PD e UdC non sembrano offrire una reale alternativa a tali progetti della destra. 
Fortunatamente in quasi tutte le regioni c’è la possibilità di scegliere candidati non legati ai grandi partiti, tranne la Liguria dove Burlando e Biasotti, gli stessi sfidanti di cinque anni fa, sono gli unici candidati. Ma bisogna comunque votare in ogni caso, e votare saggiamente, perché non farlo significa accettare il sistema così com’è e favorire il cammino di Berlusconi verso il regime.  

Francesco Defferrari

 
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