Don Rodrigo trionfante

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Berlusconi

Nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, il più famoso romanzo italiano, ambientato nella Lombardia del 1600, Don Rodrigo è il cattivo della storia. Impedisce a Renzo e Lucia di sposarsi minacciando il parroco del paese perché vorrebbe la ragazza come propria concubina. Nell’Italia del 2009 Don Rodrigo trionfa e spadroneggia senza che nessuno gli si opponga. 

La madre di Lucia, al giorno d’oggi, manderebbe Renzo a quel paese senza farsi nessun problema e porterebbe personalmente la figlia al palazzo del potente nobile, che magari potrebbe renderla ricca e famosa. Infatti al giorno d’oggi diventare la concubina del potente di turno è tutt’altro che una vergogna, ma anzi una delle massime aspirazioni di molte ragazze e delle loro madri. 
Sposarsi invece può essere impossibile se uno dei futuri coniugi è un immigrato senza permesso di soggiorno, come già accaduto a Verona e non solo. Il sindaco di Verona dice che è normale, perché in nessun paese al mondo ci si può sposare se si è immigrati irregolari. A parte che non è affatto vero visto che ad esempio in America lo si può fare eccome, il sindaco dimentica il piccolo particolare che l’Italia ha anche un tasso di immigrati irregolari tra i più alti del mondo. E questo non perché tutti i clandestini siano entrati in maniera illegale, ma perché in Italia il lavoro in nero è talmente diffuso che spesso è l’unico tipo di lavoro che gli immigrati riescono a trovare. Allora è assolutamente ovvio che per affrontare seriamente il problema dell’integrazione in Italia bisognerebbe prima affrontare quello del lavoro in nero. Ma seriamente è un avverbio del tutto ignoto a questa maggioranza. 
Il decreto sicurezza che impedisce a italiani e immigrati di sposarsi sembra scritto da Don Rodrigo, dice Famiglia Cristiana, ma come detto sopra non è questa purtroppo l’unica analogia con il romanzo manzoniano. 
Don Rodrigo oggi non soltanto impedisce il matrimonio di persone innocenti, che non hanno mai commesso alcun crimine, solo perché hanno fallito nell’impresa spesso impossibile di trovare in Italia un lavoro regolare e a tempo indeterminato. Don Rodrigo riceve nel suo palazzo innumerevoli fanciulle che sono più che felici di vendersi, con la benedizione di mamma.
Nel romanzo c’è una scena in cui Frà Cristoforo, andato al palazzo del nobile per chiedergli di lasciare in pace Lucia, di fronte all’arroganza e alla mancanza di vergogna di Don Rodrigo che dice al frate di mandare la ragazza da lui, perché possa “proteggerla”, alla fine perde la pazienza e si ribella al potente. “Verrà il giorno”, gli dice, in cui anche lui dovrà rispondere di quello fa. E’ l’indignazione dell’uomo onesto che voleva appellarsi all’umanità del nobile ma, non trovandone alcuna, non ha altra scelta che la ribellione. 
Gli italiani, di fronte a una classe politica priva di morale, di vergogna e di ritegno dovranno prima o poi indignarsi e ribellarsi, oppure Don Rodrigo continuerà a spadroneggiare come ha sempre fatto in questo paese. Non verrà la peste a portarselo via. Il giorno verrà solo se i cittadini italiani capiranno quanto sia profondamente sbagliato quello che fa. 

Francesco Defferrari