La morte della Magistratura

Justice dead

L’hanno chiamata guerra tra procure e hanno fatto di tutto per essere sicuri che il pubblico non ci capisse nulla. In gran parte ci sono riusciti, perché quanti sono oggi gli italiani che sanno esattamente cosa è successo al magistrato Luigi De Magistris, da poco eletto europarlamentare Idv, e al procuratore di Salerno Luigi Apicella? Pochi, probabilmente pochissimi. Potenza della cortina di fumo che la politica italiana alza appena si sente in pericolo, naturalmente con la complicità di giornali e televisioni. 

Nel 2005 il sostituto procuratore di Catanzaro De Magistris inizia un’indagine chiamata Poseidon sull’utilizzo illecito in Calabria di 200 milioni di aiuti comunitari. L’inchiesta finisce per coinvolgere un generale della guardia di finanza consigliere di Franco Frattini e un suo ex segretario ora europarlamentare, Fabio Schettini, nonchè Domenico Basile, uomo di punta di AN in Calabria, il segretario Udc Lorenzo Cesa e anche il subcommissario per l’emergenza ambientale della regione Calabria Giovanbattista Papello, a casa del quale vengono anche trovate intercettazioni illegali dell’ex presidente Anas con gli esponenti Ds Fassino e Folena. Questa inchiesta viene sottratta a De Magistris dalla procura di Milano per presunte irregolarità procedurali, ma l’OLAF, l’agenzia antifrode della UE, ha contestato un reato di frode comunitaria a Papello, Cesa e Schettini. 
De Magistris si è poi occupato nel 2007 dell‘inchiesta Why not, che coinvolgeva politici di Forza Italia, dei DS e l’allora ministro della giustizia Mastella. Soltanto 4 mesi e l’inchiesta viene sottratta a De Magistris da Dolcino Favi, avvocato generale dello Stato e procuratore generale reggente a Catanzaro, per presunta incompatibilità. Nello stesso anno De Magistris si occupa anche dell’inchiesta denominata Toghe Lucane, che vuole far luce su un presunto “comitato d’affari” composto da magistrati, imprenditori e esponenti politici di ogni partito in Basilicata. Il ministro della Giustizia Clemente Mastella chiese al Consiglio Superiore della Magistratura il trasferimento cautelare d’urgenza di De Magistris, per presunte irregolarità nella gestione del caso, ma nell’ aprile 2009, Il Gip di Salerno Maria Teresa Belmonte ha prosciolto Luigi De Magistris (ormai dimessosi da mesi) dall’accusa di rivelazione di segreti d’ufficio e abuso d’ufficio nell’ambito di questa inchiesta. Sempre nell’aprile 2009 l’inchiesta Why Not, che secondo molti giornali e molti esponenti politici era priva di fondamento, è andata avanti con 98 richieste di rinvio a giudizio
La cosidetta guerra tra procure nasce invece nel dicembre 2008 quando i magistrati di Salerno fanno perquisire quelli di Catanzaro che da più di un anno rifiutavano di inviare i documenti riguardanti il trasferimento di De Magistris. Una perquisizione del tutto legittima perché la procura di Salerno ha la competenza per indagare su quella di Catanzaro, che però non può fare il contrario come invece subito dopo ha fatto. Ingiustificabile quindi la decisione del Consiglio Superiore della Magistratura che a gennaio 2009 ha trasferito alcuni magistrati di Salerno e ha sospeso dall’incarico e privato dello stipendio il procuratore capo Luigi Apicella, anche se l’organo competente della magistratura, il comitato del riesame, aveva certificato la legalità dell’operato dei magistrati di Salerno. Incomprensibile anche la decisione della Cassazione che l’8 luglio ha confermato le sanzioni disciplinari e respinto i ricorsi dei giudici trasferiti. 
Così alla fine due anni dopo De Magistris ha lasciato la magistratura ed è entrato in politica, in uno dei pochi partiti italiani che non hanno tentato di ostacolare il lavoro dei magistrati. E Luigi Apicella in pratica è stato costretto ad andare in pensione, e tutto quello che ha potuto fare è stato manifestare con una lettera la sua delusione, anche per il comportamento dell’Anm che non è intervenuto. 
Questa vicenda purtroppo è la dimostrazione che la magistratura, da anni sotto l’attacco concertato delle forze politiche che non tollerano la sua esistenza come potere indipendente dello Stato, è ormai vicina a cedere completamente. In questo paese i magistrati onesti che fanno il loro lavoro vengano rimossi e calunniati perché le loro inchieste hanno toccato troppi esponenti della politica. La corruzione in Italia è talmente scontata che se i magistrati osano indagare su di essa vengono puniti. Mani Pulite non è servita a nulla e tutto è tornato come era prima del 1992. Il complesso di questa vicenda è una campana a morto per la giustizia italiana, eppure tutto è caduto nel silenzio. Il silenzio scontato del giornalismo pagato dalla politica, il silenzio meno scontato dell’opinione pubblica, sempre più addormentata e ignara. E le speranze che questo paese possa mai diventare un luogo civile in cui tutti saranno uguali di fronte alla legge si fanno ogni giorno più impossibili

Francesco Defferrari 
 

     

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