Chiesa e 8 per mille, meno firme e più guadagni

VaticanoMolti italiani sono alle prese, in questo periodo, con la dichiarazione dei redditi e con la scelta su a chi dare l’8 per mille: un meccanismo con cui lo Stato ripartisce in base alle scelte dei contribuenti (quindi non del singolo) l’8% dell’intero gettito fiscale Irpef, fra lo Stato e diverse confessioni religiose. La sfida è vinta sempre dal Vaticano che prende oltre l’80% del guadagno ogni anno. Sembra però che gli italiani stiano imparando a scegliere e per il secondo anno consecutivo si registra un calo di firme a favore della Chiesa.

Secondo quanto diffuso nel corso dell’Assemblea generale dei vescovi italiani, nel 2007 le firme dell’8 per mille a favore della Chiesa cattolica sono state l’85,01% del totale, contro l’86,05% del 2006 e l’89,82% del 2005.
Un dato che la Cei registra con “preoccupazione” anche perché potrebbe svelare un aumento di scelte responsabili dei contribuenti nella distribuzione dell’8 per mille. Scelte che potrebbero continuare a ridurre in futuro una cifra su cui ormai la Chiesa fa pieno affidamento.
La perdita di credibilità verso il clero alla luce dei tanti scandali che coinvolgono esponenti della Chiesa, potrebbe essere la spiegazione del perché le firme dell’8 per mille negli ultimi anni stiano prendendo altre direzioni. O forse gli italiani hanno imparato che astenersi dal fare questa scelta non significa evitare di dare a qualcuno quei soldi. Tutte le quote dell’8 per mille per cui non è stata esercitata alcuna scelta, infatti, non vengono acquisite al normale gettito fiscale, ma sono ridistribuite tra i sette beneficiari nella proporzione corrispondente alle scelte effettuate da chi ha esercitato l’opzione.
Se quindi la maggioranza sceglie di dare quei soldi alla Chiesa, automaticamente la quota per cui non è stata espressa una preferenza è “regalata” al Vaticano e in parte ridistribuita tra gli altri sei beneficiari: Stato, Valdesi, Comunità Ebraiche, Luterani, Avventisti del settimo giorno e Assemblee di Dio in Italia.
Nel 2000 meno del 50% dei contribuenti ha fatto la sua scelta, quindi il 60% dei cinquecento e passa milioni di euro che andavano suddivisi sono stati ridistribuiti in base alla scelta di una minoranza. E poiché l’87% dei contribuenti aveva scelto la Chiesa Cattolica e il 10% lo Stato a costoro sono andati anche, rispettivamente, l’87% e il 10% dell’8 per mille di coloro che non avevano espresso alcuna volontà.
Quindi, paradossalmente, nonostante un numero di firme minore, il denaro ricevuto dalla Chiesa cattolica è aumentato. Merito della crescita del gettito fiscale 2007 che ha fatto incassare al Vaticano 1.067 milioni di euro nel 2010 contro i 967 dello scorso anno. Meno firme e più soldi, dunque. I numeri, però, non rassicurano la Cei a causa del meccanismo di posticipazione (tre anni) del calcolo del gettito per cui “solo a partire dal 2013 sperimenteremo le conseguenze dell’attuale crisi economica sul gettito complessivo dell’Ire e quindi anche sulle somme dell’8 per mille”.
Bisognerà aspettare tre anni per vedere se l’attuale crisi economica avrà intaccato anche il patrimonio della Chiesa. Ora, però, in tempi di dichiarazione dei redditi, chi non voglia dare soldi alla chiesa cattolica ha l’alternativa di scegliere lo Stato o un’altra confessione religiosa a cui dare il proprio otto per mille. Almeno per evitare che altri si arricchiscano con le nostre non scelte o con i dati percentuali.

Marianna Lepore

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