Brunetta offende e poi scappa

BrunettascappaLa fine di questo Governo è tutta in una sequenza. Che se non fosse drammatica, per i protagonisti e il contesto, si potrebbe inscrivere a buon diritto tra le migliori interpretazioni comiche di tutti i tempi. La scena è questa: museo Macro, rione Testaccio, Roma. All’interno pochissimi partecipanti intervenuti per il Convegno Nazionale sull’Innovazione. A parlare il ministro Renato Brunetta, titolare del dicastero per la Funzione Pubblica e l’Innovazione. “Riconoscere al nostro Paese questa grande capacità di parlare al resto del mondo. Se poi vogliamo chiamare questo parlare al resto del mondo innovazione, chiamiamolo pure così”: questa la frase conclusiva dell’intervento del Ministro. Pochi applausi, e via giù dal palco.

A questo punto dalla platea si leva una mano. Una ragazza chiede di poter rivolgere una domanda al Ministro. Lui la invita sul palco: qualche secondo e si consuma la farsa. Quando la ragazza si presenta come una rappresentante dei precari della Pubblica Amministrazione il Ministro letteralmente scappa, come un ragazzino sorpreso a rubare, ma con meno dignità. E’ evidente che Brunetta è in grado di parlare “con il resto del mondo”, ma non con i precari. Sul viso una maschera di disprezzo e arroganza. Testa bassa, “Siete la parte peggiore dell’Italia”, ha il tempo di dire prima di fuggire dal convegno. Non prima di aver strappato goffamente uno striscione che tenevano in mano gli altri rappresentanti di Italialavoro stipati in fondo al salone. Nessuna risposta, solo quell’unica frase “siete la parte peggiore dell’Italia” e via, su in macchina. “Buffone” gli urla qualcuno, altri cercano di fermarlo, ma non serve. Il ministro non risponde. Stop, fine. “Auguri” dice, e salta sull’auto blu, che nella concitazione del momento rischia pure di eliminare qualche precario senza giusta causa.
A questo punto potremmo scatenarci nella facilissima irrisione di un uomo “non all’altezza” del suo ruolo. Ma non sarebbe giusto scivolare nella parodia di un ministro che desta ilarità al solo passaggio. E non lo faremo. Non diremo quanto fosse ridicolo quello strappare lo striscione o quell’”Auguri” rivolto ai precari che lo hanno inseguito per cercare delle risposte. Vi parleremo della parte peggiore d’Italia. Di quelli arroganti che non danno risposte e fuggono sull’auto blu, dopo aver smantellato la pubblica amministrazione italiana. In poche parole, vi parleremo di un uomo chiamato Brunetta. Dal suo arrivo al ministero della Funzione Pubblica sono ormai passati tre anni. E un tempo le battaglie contro i famigerati “fannulloni” avevano garantito anche un discreto successo di pubblico al novello Savonarola veneziano. Fino a farlo diventare addirittura uno dei ministri più “graditi” del Governo Berlusconi. Ma presto i controlli, la lotta ai fannulloni,  il pugno di ferro contro le mele marce e persino un “Premio Internazionale Rodolfo Valentino per l’economia, la finanza e la comunicazione” (non è uno scherzo) hanno lasciato il posto a un uomo in affanno, incapace di dare risposte, assediato nella sua fortezza come il resto dei comprimari del peggior Governo degli ultimi 150 anni . I fatti sono questi:  la sua “rivoluzione in corso”, parafrasando uno degli ultimi libri di Renatino, si è fermata molto tempo fa, o meglio non è mai partita seriamente. Perché a parte le butade sui tornelli, sulle pause,  sui controlli fiscali per malattia, sull’eliminazione della carta dagli uffici entro il 2012 (probabilmente, anche se non specificato, per mancanza di fondi)  non c’è stata alcuna innovazione all’apparato amministrativo italiano. Ma solo una serie di tagli selvaggi, che hanno contribuito a smantellare quei pochi servizi ancora garantiti ai cittadini. Il modello efficiente fallisce: bastano le poche righe scritte da  un giovane di 32 anni, Pietro Micheli, membro più giovane (classe 1978) della Commissione Indipendente per la Valutazione la Trasparenza e l’Integrità delle Amministrazioni Pubbliche (CiVIT), per capire le dimensioni del disastro operato dalla riforma inesistente. Micheli, in aperta polemica con il ministro, ha infatti così motivato le sue dimissioni, denunciando”i gravi difetti nel modo in cui essa – la riforma – sia stata attuata rischiando di farla naufragare in una palude di adempimenti burocratici, appesantendo le amministrazioni invece che renderle più efficienti”. Il dissenso di Micheli è un giudizio negativo sull’impianto della riforma, a 15 mesi dalla sua entrata in vigore e a pochi giorni dalla sua effettiva estensione anche a Regioni, Enti locali e sanità.
Pietro Micheli, a soli 32 anni, professore presso il Centre for Business Performance alla Cranfield School of Management (UK), membro dell’Advanced Institute for Management Research (UK) e membro fondatore dell’Evidence-based management collaborative (US), era rientrato in Italia per dare il suo contributo a quella che nel 2009 si profilava come un’ambiziosa e storica riforma della Pubblica Amministrazione.”Quanto all’indipendenza della CiVIT – chiude la lettera di Micheli al ministro Brunetta – come può esserci indipendenza quando il Governo si riserva ogni potere di determinare nomine, compensi e ambiti di operatività della Commissione stessa, e per di più opera quotidianamente trattando la CiVIT come parte del proprio staff?”. Ma questa, come tante altre domande, rimarrà sospesa nel vuoto. La parte migliore d’Italia non risponde, ma scappa sulle auto blu, pagate dai contribuenti.

Valeria Calicchio


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