Sconfiggere il silenzio

Falcone e Borsellino

Il 19 luglio in via D’Amelio abbiamo fatto scoccare la scintilla, ora è necessario l’incendio. Sono le parole di Salvatore, fratello del giudice Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia 17 anni fa, che spiegano il motivo della manifestazione di oggi a Roma. Una strage, quella di via D’Amelio, per cui ancora oggi, il nostro Paese non ha saputo, né voluto trovare i veri responsabili.

 
Una manifestazione che, come a luglio, vuole essere in sostegno dei tanti magistrati che mettono a rischio la propria vita per arrivare alla verità delle stragi del ’92 e del ’93. Un sostegno ai tanti giovani che combattono i poteri forti in nome della legge e per questo sono sottoposti a pressioni e attacchi.
La manifestazione di oggi ha un nome particolare, “Agenda Rossa” e si riferisce all’agenda del giudice Borsellino su cui il magistrato annotava tutte le cose più importanti. Di quell’agenda non si sa più nulla, è sparita dopo l’agguato in via D’Amelio e non è un caso. Esistono delle prove fotografiche e video che mostrano la persona che ha sottratto l’agenda rossa di Paolo, – ha detto Salvatore Borsellino, fratello del magistrato, parlando ai microfoni dell’agenzia Econews e a Italia Radio Web, prima della manifestazione – ma il processo su chi ha sottratto l’agenda non ha portato a nulla. Arcangioli, la persona che l’ha sottratta è stata assolta. Ciò vuol dire che non si vuole arrivare alla verità”
Via D'Amelio e la valigetta di Borsellino
Tutti quelli che sono scesi in pazza per manifestare hanno accolto in pieno la richiesta del fratello del giudice Borsellinoesprimere il sostegno dell’opinione pubblica ai magistrati di Palermo, Caltanissetta, Firenze e Milano impegnati nelle indagini sulle stragi mafiose del biennio ’92-’93 e sul rapporto mafia politica”.
I contenuti di quell’agenda potrebbero essere ancora molto attuali perché lì Borsellino aveva annotato gli sviluppi delle sue ultime indagini, dei ricatti politici incrociati su cui si regge l’odierna seconda repubblica. In particolare, le commistioni tra criminalità organizzata e politica, magistratura e servizi segreti.
 
Bisognava uccidere Paolo Borsellino perché si opponeva a questa trattativa. Ma ucciderlo non sarebbe stato abbastanza. Nell’ordine c’era incluso anche il sequestro di quell’agenda che doveva sparire. Un’agenda che secondo alcuni è ancora in grado di ricattare almeno metà del mondo politico italiano. Per questo i politici hanno facilmente dimenticato quest’agenda, per questo quando parlano di giustizia è solo per smantellarla: perché se i giudici godessero veramente della libertà garantita dalla Costituzione, il nostro Paese potrebbe essere migliore.
Oggi, a Roma, le agende rosse sono tornate in piazza per gridare il desiderio di verità.  Quella che per il giudice Paolo Borsellino non è ancora arrivata. 
 
 
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Marianna Lepore
 
  

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