Barroso: non tagliate sulla cultura

JoseManuelBarroso“Non è intelligente tagliare la scienza, l’istruzione e la cultura”: non è un sovversivo a dirlo, ma il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, che ieri ha visitato in forma privata il Maxxi di Roma. Poi nel pomeriggio ha ricevuto la laurea honoris causa in giurisprudenza  alla Luiss e ha voluto ricordare l’importanza dell’istruzione per la crescita, anche economica, di un Paese. L’occasione per dire questa frase era l’inaugurazione dell’anno accademico 2010-2011 e l’applauso della platea arrivava dopo le tante proteste contro la riforma Gelmini.

“La nostra responsabilità è ricostruire la fiducia sia nella zona euro che nell’Europa in generale” ha affermato Barroso, aggiungendo che proprio per ottenere il consolidamento finanziario non si può tagliare in settori importanti come la scienza e la cultura. Le sue parole, probabilmente, avranno raggiunto anche i tanti italiani che proprio all’estero, ogni giorno, fuggono per lavorare nei settori come quello della ricerca e della cultura che in Italia riscuotono sempre meno interesse da parte del mondo politico. E finiscono, puntualmente, per essere bersaglio dei tagli di bilancio. “La diversità culturale e la creatività sono la principale ricchezza dell’Europa”, ha continuato il presidente della Commissione europea, per questo bisognerebbe sostenerle. Anche perché, come molti dei dipendenti del mondo culturale si affannano a ripetere, è proprio questo un settore in cui si possono creare nuovi posti di lavoro e avere un guadagno alto rispetto agli investimenti iniziali.
Il tema dei tagli alla cultura è stato protagonista, sabato, anche della prima del Nabucco all’Opera di Roma. Un appuntamento atteso perché vedeva tornare sul podio il maestro Riccardo Muti dopo il malore, appena un mese fa, avuto a Chicago. Il concerto rientrava nelle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia. E quella serata si è trasformata in una nuova manifestazione, come tante in questi ultimi mesi, contro “la riduzione al nulla” della nostra cultura. Poche ore prima del concerto per le strade di Roma si manifestava in difesa della Costituzione italiana e molti avevano deciso di intonare l’aria del “Va’ pensiero”. Il concerto si è chiuso proprio con questa aria del Nabucco e con il maestro Muti che diceva: “Il 9 marzo del 1842 Nabucco debuttava come opera patriottica tesa all’unità ed all’identità dell’Italia. Oggi, 12 marzo 2011 non vorrei che Nabucco fosse il canto funebre della cultura e della musica”. Il pubblico ormai in piedi continuava ad applaudire, qualcuno aveva iniziato a canticchiare, e Muti ha pensato che quelle parole, Oh mia patria sì bella e perduta, si sposassero benissimo con la situazione del nostro Paese oggi. Perché la patria “perduta” è quella che subisce i tagli alla cultura e quindi vede la propria identità nazionale scomparire pezzo per pezzo. E non è solo la musica o l’Opera, da sempre considerata una “cultura alta”, a subire i tagli. Ma anche i musei, le case editrici, gli istituti di cultura all’estero. Certo l’Italia oggi ha molti problemi, ma dimenticare quello che la cultura sta subendo nel nostro Paese sarebbe un grave errore. Il resto del mondo invidia il nostro Paese proprio per la sua cultura. Mentre i nostri politici dimenticano che potrebbe essere il collante per tenere insieme gli italiani e preferiscono demolirla.

Marianna Lepore

 
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