Vietare tutto

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divieto

La legge della Lombardia approvata ieri, che impone ai laboratori artigianali (kebab, piadinerie, gelaterie, pizzerie d’asporto) di chiudere all’una di notte e gli impedisce di fornire all’esterno del locale arredi come panchine e sedie ha suscitato un’ondata di proteste in rete. 

La legge era stata voluta dalla Lega per impedire rumori e assembramenti notturni, ma così come è stata concepita obbligherà tutti i laboratori artigianali che vogliano fornire ai clienti sedie e tavolini a trasformarsi in pubblici esercizi, pagando le tasse del caso e dovendo sottostare ai vincoli d’orario previsti. Già la legge Bersani prevedeva che i laboratori artiginali non potessero allestire arredi esterni per la consumazione dei loro prodotti. 
Ma cosa significa tutto questo? significa che si colpiscono tutti quei locali dove i giovani vanno a mangiare qualcosa anche in piena notte, costringendoli a chiudere. Non si vieta alle persone di mangiare per strada, gli si vieta di divertirsi, di vivere la città quando ne hanno voglia, anche di notte. Significa che dalla Lega alla sinistra, tutti i politici italiani sono d’accordo nel vietare tutto
In questa legge ci sono tante cose fastidiose. La prima cosa fastidiosa è l’intenzione della Lega di voler colpire i luoghi di aggregazione per immigrati e stranieri, finendo poi per colpire tutti quanti gli italiani. La seconda cosa fastidiosa è l’intenzione di colpire i locali che vendono cibo economico nelle ore notturne, che erano gli unici luoghi dove poter mangiare qualcosa di notte. Non più in Lombardia. La terza cosa fastidiosa, appunto, è questa orgia vietatoria che pervade la politica. 
Negli anni questi e quelli, qua e là, hanno pensato bene di vietare: camminare in costume nei luoghi delle vacanze, disegnare sui muri,  portare cani e animali domestici un pò dappertutto, fare programmi di satira in tv, mostrare vignette in tv, essere giornalisti che scrivono la verità, proiettare documentari, manifestare nella capitale, giocare a bocce nei parchi, riunirsi nei parchi pubblici per fare due chiacchiere, sedersi sui gradini dei palazzi, filmare il consiglio comunale, far vedere in tv film che parlano del premieraccedere alle cure per la fertilità quando una coppia ne ha bisogno, chiedere una casa se sei un rifugiato politico, avere un riconoscimento alle unioni civili, i venditori ambulanti, i lavavetri, i massaggi, il nudismo, dare da mangiare ai piccioni, bagnarsi nelle fontane pubbliche, giocare e ascoltare la musica in spiaggia, andare in skateboard, chiedere l’elemosina, baciarsi in macchina, bere una birra in strada (vedi).   
Eppure in campagna elettorale sono tutti liberali
C’era una volta un Italia dove si gridava nelle piazze “Vietato vietare”. Ma non c’è molto da stupirsi. Il potere vuole che i cittadini stiano a casa, buoni e zitti, a guardare la propaganda che passa in televisione. 
Viene in mente il film Z-l’orgia del potere, il film del 1969 di Costa-Gavras che denunciava la dittatura dei colonnelli in Grecia e che nel finale diceva: 
“contemporaneamente i militari hanno proibito i capelli lunghi, le minigonne, Sofocle, Tolstoi, Mark Twain, Euripide, spezzare i bicchieri alla russa, Aragon, Trotsky, scioperare, la libertà sindacale, Lurcat, Eschilo, Aristofane, Ionesco, Sartre, i Beatles, Albee, Pinter, dire che Socrate era omosessuale, l’ordine degli avvocati, imparare il russo, imparare il bulgaro, la libertà di stampa, l’enciclopedia internazionale, la sociologia, Beckett, Dostojevskij, Cechov, Gorki e tutti i russi, il “chi è?”, la musica moderna, la musica popolare, la matematica moderna, i movimenti per la pace, e la lettera “Z” che vuol dire “E’ vivo” in greco antico”. 
Le dittature vivono di divieti

Francesco Defferrari