Un brutto colpo per l’Italia

Il duomo di MilanoMentre per una persona comune non c’è niente di positivo in un’aggressione, per un uomo politico può essere un’enorme fortuna. Soprattutto se i suoi fedelissimi fanno immediatamente tutto il possibile per trasformarla in uno strumento di propaganda. Il gesto di un folle è sicuramente la cosa migliore che sia capitata a Silvio Berlusconi nell’ultimo anno, dal punto di vista della cinica strategia politica.

Nel 1926 una serie di attentati contro Mussolini furono il pretesto per l’instaurazione definitiva della dittatura, con la chiusura dei giornali e dei partiti di opposizione. Oggi assistiamo a segnali preoccupanti che ricordano quel periodo. Berlusconi era sempre più delegittimato dai suoi scandali sessuali, dal suo atteggiamento apertamente incostituzionale, da un nuovo diluvio di leggi ad personam, dalla frattura con il presidente della Camera Fini, da un’enorme manifestazione contro di lui, da una crisi economica in continuo peggioramento.
L’aggressione subita è il pretesto perfetto da cui i suoi fedelissimi possono partire per accusare i pochi oppositori rimasti di aver creato un clima d’odio contro Sua Maestà, anche se in realtà è proprio Berlusconi che da sempre attacca ferocemente i suoi oppositori. Ecco quindi gli insulti a reti unificate contro Di Pietro, Travaglio, Santoro, Rosy Bindi, Scalfari e il popolo viola, cioè coloro che osano dire la verità su Berlusconi o manifestare contro di lui. Niente contro Bersani invece, perché lui è andato umilmente a porgere omaggio al capo dei capi. Ecco le minacce contro i magistrati, che non mancano mai. Ecco che si ricompone almeno per il momento la frattura con Fini e Napolitano, che, anche per dovere istituzionale, non possono che esprimere solidarietà al presidente del consiglio. Ecco che una serie di esponenti del Pdl, da Maroni a Ronchi a Mantovano alla Carlucci si scagliano contro internet perché ci sono siti e gruppi facebook che hanno espresso apprezzamento per il gesto dell’aggressore.
Non è una cosa così strana come vorrebbe far credere la propaganda del governo: internet è un mare incontrollabile dove ci sono le cose migliori e quelle peggiori. Ci sono minacce di ambo le parti e anche apologie di razzismo, violenza, nazismo, omofobia, mafia e via discorrendo, ma il nostro paese ha già gli strumenti legislativi per reprimere la diffamazione e l’apologia di reato. Se qualcuno vuole fare leggi speciali, lo fa perché stava solo cercando un pretesto.  
Su facebook intanto alcuni fedelissimi berlusconiani avevano cambiato il nome di gruppi popolari contro il premier o dedicati ai più vari argomenti per trasformarli in pagine a sostegno di Berlusconi, iscrivendo di fatto migliaia di utenti contro la loro volontà. Sistemi squallidi per fingere di avere un consenso che il premier non ha, ma che oggi grazie ad una stupida aggressione può manipolare ancora più facilmente. Facebook alla fine ha cancellato sia i gruppi che inneggiavano all’aggressore che quelli che avevano ingannato i loro iscritti trasformandosi in sostenitori del premier. 
Ma intanto i deputati della maggioranza non ci pensano nemmeno ad abbassare i toni e anzi cercano di sfruttare l’aggressione il più possibile per attaccare con maggiore violenza la magistratura, la stampa libera e la libertà di espressione. Il ministro dell’interno da parte sua minaccia nuove leggi per limitare la libertà della rete e il diritto di manifestare. Tutti elementi fondanti della democrazia che non hanno assolutamente nulla a che fare con il gesto di uno squilibrato. Ma l’obiettivo di Berlusconi e della sua maggioranza è sempre lo stesso: distruggere le garanzie democratiche e costituzionali perchè Lui possa regnare incontrastato. 
E’ veramente sbagliato esprimere apprezzamento per l’aggressione, non soltanto perché la violenza gratuita non si può giustificare, ma anche perché chi lo fa non capisce che Berlusconi ha subito fisicamente un brutto colpo, ma quel lancio di statuetta è un colpo molto più duro contro l’Italia, che ora la maggioranza può sommergere di propaganda ancora più facilmente di prima, per portare a termine il suo piano di distruzione della democrazia.

Francesco Defferrari


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