La lotta per l’acqua pubblica

Il logo del referendumL’attuale governo ha emanato una legge che permette la privatizzazione dell’acqua. Una decisione presa sulla carta per aumentare l’efficienza della rete idrica, ma che secondo il comitato promotore del referendum Acqua bene comune provocherà speculazioni e innalzamenti di prezzo e soprattutto il commercio con pura logica di profitto di un bene primario e irrinunciabile. La campagna per mantenere pubblica la fornitura d’acqua nelle nostre città ha già raccolto in poco meno di un mese 680 mila firme.

L’obiettivo ora è arrivare al milione entro luglio. Si tratta di un risultato incredibile, secondo il comitato promotore, raggiunto in poco tempo grazie all’impegno e all’entusiasmo di migliaia di cittadini. L’obiettivo iniziale di 700 mila firme è ormai vicino e può essere superato. Nei prossimi due mesi il comitato promotore organizzerà eventi, feste e spettacoli per diffondere la campagna.
In questi giorni è partito il “Giro d’Italia delle firme per l’acqua”, per premiare simbolicamente con la maglia rosa i comuni o i comitati cittadini che raccolgono più firme. Altre iniziative sono previste per il 2 giugno, la Festa della Repubblica, quando in tante città (qui la mappa dei banchetti regione per regione) sarà possibile firmare per i 3 referendum previsti, che intendono eliminare tutte le norme che negli ultimi anni hanno spinto per la privatizzazione dell’acqua e porre le premesse per l’approvazione della legge di iniziativa popolare consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini.
Il pericolo della commercializzazione di un bene primario e irrinunciabile come l’acqua è evidente perché darebbe ai proprietari di questo bene un potere immenso. In tutto il mondo le multinazionali stanno cercando di impadronirsi delle risorse idriche, che con il riscaldamento globale e la desertificazione di molti territori indotta dai cambiamenti climatici potrebbero diventare nei prossimi anni sempre più scarse e preziose. 
L’acqua deve restare “un bene comune e un diritto umano universale. Un bene essenziale che appartiene a tutti. Nessuno può appropriarsene, né farci profitti. L’attuale governo ha invece deciso di consegnarla ai privati e alle grandi multinazionali. Noi tutte e tutti possiamo impedirlo. Mettendo oggi la nostra firma sulla richiesta di referendum e votando SI quando, nella prossima primavera, saremo chiamati a decidere. E’ una battaglia di civiltà. Nessuno si senta escluso. – dice il comunicato dei promotori – Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia”.

Francesco Defferrari

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