Salvare il corpo delle donne

venereallospecchioE’ passato relativamente poco tempo da quando si sono diffuse le voci sulle presunte candidate alle elezioni europee per il Pdl: una sfilza di soubrette, veline e attrici che sono poi state prontamente cancellate per dare il posto a persone più presentabili.

E forse, quando le prime voci si sono diffuse nessuno avrebbe pensato che l’epilogo sarebbe stato lo sfogo di una donna, Veronica Lario, per anni esasperata dal comportamento del marito. In pochi avrebbero creduto che si sarebbe arrivati a leggere sui giornali di tutto sul loro rapporto, addirittura avrebbero pensato di vedere un Bruno Vespa quasi raggiante ad avere in esclusiva nel suo programma il Presidente del Consiglio che cerca di riconquistare la faccia.
Una volta tanto, però, quello che il premier dice o fa non sarà preso in considerazione. Ma sull’argomento “abuso” dell’immagine femminile forse bisognerebbe fermarsi a ragionare. Perché in tanti lo hanno fatto in questi giorni e forse ancora di più l’avranno fatto oggi, dopo la puntata di ieri sera di Gad Lerner a L’Infedele, su La7, in cui appunto si discuteva sull’immagine delle donne.

Per chi, fra quanti di noi scrivono, è cresciuto negli anni ’80 non ci si scandalizza davanti ad una donna più o meno vestita. Erano gli anni di Drive In, di Colpo Grosso, delle ragazze coccodè e vedere una giovane donna in bikini succinti poteva essere considerato un modo per fare carriera nel mondo della televisione. A distanza di venti anni e nonostante il processo di emancipazione che le donne dovrebbero aver compiuto, girare in bikini è ancora considerato in Italia un modo per fare carriera in tv.

Quello che è più grave è che può essere considerato anche un modo per fare carriera politica. E anche questa volta, da donna, mi viene il sospetto che si voglia sempre cadere nell’equivoco. Quasi a dire, non si può criticare una donna che decide di fare politica solo perché è bella, solo perché in curriculum ha qualche foto svestita, solo perché è agile sui tacchi a spillo o perché è anche giovane. Quello che si critica è che la donna in questione non ha competenza politica, non ne sa nulla di economia, non capisce magari la differenza tra prodotto interno lordo ed effetto serra e non sarà un corso di formazione di una settimana o di un mese a farle acquisire le competenze.
Perché il progetto finale, che ora per un po’ dovrà attendere, è quello di rendere anche il mondo politico sempre più distante dalla realtà, come già è avvenuto con la televisione.

Eliminare le donne per sostituirle con altrettanti corpi, in una rappresentazione sempre più volgare e umiliante. Lorella Zanardo, autrice di Il corpo delle donne un documentario sull’uso del corpo della donna in televisione, lo dice bene nel suo blog: “la cancellazione dell’identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti ma senza che vi sia un’adeguata reazione, nemmeno da parte delle donne medesime”. Così ha girato un corto: 25 minuti che raccontano la nostra televisione attraverso le immagini che trasmette sulle donne. E non sono immagini della notte, ma programmi della mattina, del pomeriggio. Immagini che cercano di far vedere quello che accade anche ai tanti che ormai non si scandalizzano più.

“Sembra quasi che la carne non basti più” e a quel punto arrivano in soccorso le immagini. Ora verrebbe da chiedersi se dal dibattito che ne è nato, dalla discussione che si sta facendo negli ultimi giorni sul ruolo dei corpi in televisione, possa finalmente nascere una reazione. Eppure quello che sconforta è che ancora una volta tutto sarà messo a tacere. Veronica Lario resterà l’eccezione che ha reagito contro questa “immagine che ci offende”.
Poi in un modo o nell’altro l’argomento sarà messo da parte. Si avvicineranno le elezioni europee e ci saranno ben altri stanchi dibattiti da fare. Non ci parlerà più di soubrette o aspiranti tali, ma queste continueranno ad agitare i loro corpi svestiti davanti alle telecamere. Torneremo tutti al torpore iniziale.

A meno che la voce non giri, proprio tra le donne, e non si decida di reagire, tutte insieme, come facevano le nostre madri quando cercavano di conquistarsi la vera emancipazione.   

Marianna Lepore

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