A volte ritornano

WalterVeltroniDoveva andare in Africa e passare lì la sua vecchiaia, ma è stato richiamato a compiti più importanti, poi andati male. Aveva allora promesso, rilasciando interviste, che tornava alla sua vita normale, a badare alle figlie, a scrivere libri. E invece Walter Veltroni ci è ricascato e promette di tornare in trincea.

Chiariamo bene un punto, il problema non è solo Veltroni. Ma certo l’ultima intervista rilasciata al Corriere della Sera permette di affrontare una questione irrisolvibile della politica italiana: la dipendenza dal potere. Quanti dei politici degli ultimi dieci anni hanno deciso di tornare alla loro vita normale una volta perse le elezioni? E di elezioni, tra regionali, politiche, europee, ce ne sono state molte, con vincitori degli opposti schieramenti, con alleanze diverse. Ma alla fine sono sempre tutti lì, con lo stipendio e l’auto blu.
Walter Veltroni poteva cambiare questa routine, l’aveva fatto credere anche ai suoi sostenitori, a quelli che per mesi avevano difeso la martellante ironia sulla sua campagna elettorale con i suoi “ma anche”.
E invece niente, perché l’intervista al Corriere è il chiaro segno di un ritorno sul campo di battaglia. Rivendicando tutti i meriti che i suoi nemici cercano velocemente di cancellare, come l’alta affluenza di voti che raggiunse alle primarie, (io vinsi con il 76%, Bersani è stato eletto con il 53%) così come la costruzione di un nuovo partito riformista. Lo stesso che proprio in questi giorni sembra smantellarsi, senza chiari progetti per il futuro.

“Ora la fase congressuale è finita, e riprenderò a partecipare alla vita del Pd”, dice l’ex sindaco di Roma. “Credo nel Pd, ci credo da sempre, anche quando tanti irridevano questa prospettiva, l’ho fondato, il mio posto è qui”.
Il suo ritorno è stato scandito da una serie di dichiarazioni rilanciate da vari giornali e agenzie di stampa. Dalla frase detta a Bruno Vespa e subito riportata nel libro “Donne di cuori” in cui dice che se il Pd punta alla Grande Coalizione, il Pd si suicida. “Ci vuole un’alleanza riformista, che abbia però al centro un partito grande, un partito di centrosinistra”.
Interviene anche sull’ennesimo tradimento del governo nella lotta alle mafie: l’emendamento votato a maggioranza al Senato, che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, “è una proposta aberrante”, perché le cosche potrebbero approfittare della vendita per riacquistare, attraverso prestanome o società fittizie, i beni ad esse sottratti.
Dichiara che “quando leggeremo i libri di storia su questo periodo non ci riconosceremo così come non ci riconosciamo nell’Italia che diede consenso al fascismo” e critica la scelta di Rutelli di andarsene e la scissione dei piccoli gruppi che c’è nell’aria. Dice che l’Italia oggi è un paese triste che potrebbe sbocciare. E assicura che continuerà a servire il paese che ama per portare avanti il sogno che “volevamo realizzare”.
Ma il problema, oggi, è proprio la politica e Walter Veltroni è solo uno dei suoi rappresentanti. Resta da chiedersi perché tornare, perché affrontare gli stessi fantasmi di una volta. Invece di andarsene in Africa e mettersi in salvo. Almeno lui.

Marianna Lepore


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