Università, la riforma a un passo dal sì

UniversitariformaSenatoQuesta mattina, come previsto, è ripreso l’esame al Senato del ddl di riforma del sistema universitario e il clima, dentro e fuori le aule parlamentari, è diventato sempre più caldo. Il voto definitivo dovrebbe arrivare domani, come regalo al Governo poco prima della pausa natalizia. Così ecco che i giovani ritornano per le strade e annunciano per domani una grande manifestazione.

La piazza che protesta, però, forse fa paura ed ecco che subito salgono i toni nel mondo politico con Gasparri che riesce a conquistare tutte le prime pagine proponendo arresti preventivi per evitare scontri e devastazioni nelle città. Un’ipotesi che al massimo, come ha puntualizzato Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale, “dovrebbe farla la magistratura, non un politico”.
Il clima sta diventando sempre più teso e a soli sei giorni dagli scontri di Roma, dalla distruzione della città ad opera non certo della maggioranza di chi protestava ma di alcuni infiltrati (non intercettati dalle forze di polizia), le premesse per la manifestazione di domani sono tutt’altro che positive. Non si protesta solo a Roma, ma in tutte le città e in tutti gli atenei d’Italia. Perché, per una volta, saranno gli studenti in ogni angolo dello stivale a fare i conti con una riforma dettata solo dalla necessità di tagliare. Non di migliorare.
Le urla di studenti, precari, professori, intellettuali non sono però ascoltate da un palazzo del governo ormai sordo. Il Pdl, che ha difeso questa riforma fin dall’inizio, ha bisogno di portare a casa un successo. Ed ecco che diventa possibile giocare tutte le carte. Anche quelle della violenza, non necessariamente fisica ma verbale. Gasparri ha fatto un appello ai genitori: “dite ai vostri figli di stare a casa. Quelle manifestazioni sono frequentate da potenziali assassini. Vanno evitate.” E la sua dichiarazione è servita solo a rendere il clima, dentro e fuori il palazzo, ancora più incandescente. Perché la libertà di manifestare le proprie idee dovrebbe rientrare tra i diritti civili del nostro paese. E questi appelli, invece, servono proprio a restringere sempre di più le libertà individuali. A incutere paura in chi, invece, sente il diritto di urlare il proprio no.
Le critiche contro le parole forti usate dal capogruppo Pdl sono subito arrivate da Leoluca Orlando, portavoce dell’Idv, che ha detto: «Gasparri nervoso getta la maschera e mostra, ancora una volta, il suo vero volto. Egli coltiva da tempo un progetto eversivo e fascista: le dittature pretendono di imporre a genitori e ragazzi regole e comportamenti, agitando lo spettro di mostri e finendo con il provocarne la nascita».
E mentre ieri Gasparri continuava a ripetere, ai microfoni di Città Futura, di “aver fatto benissimo a pronunciare quelle parole”, Anna Finocchiaro, Pd, le definiva come “parole pericolose. Se Gasparri conosce nomi e cognomi li faccia. Sennò lasci lavorare e rispetti le autorità competenti senza avvelenare il clima con dichiarazioni provocatorie e parafasciste”.
Domani mentre nel palazzo si voterà la riforma, per le strade gli studenti assicurano che saranno in tanti e “dove meno ve lo aspettate”.
E in qualsiasi modo vada a finire, sullo sfondo restano alcune domande senza risposta. Ad esempio perché non ascoltare i cittadini ma alzare la tensione e approvare in un clima emergenziale il ddl Gelmini. Perché non ascoltare le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha sottolineato come “la protesta pacifica è una spia di malessere che le democrazie non possono ignorare”.  E ancora, perché questo governo non ha voluto confrontarsi con i giovani che dovrebbero essere il futuro di questo Paese. E invece sono sempre più spesso messi da parte, alle prese con rabbia, rancori, paure quotidiane sul loro futuro. “I più grandi”, quelli che comandano e si tengono ben salde le loro poltrone per anni, si godono tranquilli il loro potere. Non si preoccupano di questi giovani. E stanno riuscendo a consegnargli un’Italia peggiore.

Marianna Lepore

 
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