Cultura, il taglio rinviato

NapolitanofirmaNessuno se lo sarebbe aspettato, eppure dopo anni di perfetta sintonia Sandro Bondi, ministro della Cultura, per una volta non approva le scelte del suo leader. Nella manovra finanziaria presentata in questi giorni al Presidente della Repubblica (modificata dopo le osservazioni del Capo dello Stato) e firmata, ha vinto ancora una volta il diktat di Tremonti: tagliare. A farne le spese dovevano essere più di 230 enti culturali e di ricerca, forse costretti alla chiusura.
Un taglio netto alle sovvenzioni statali, questa sembrava essere l’unica strategia di un governo per nulla attento al mondo culturale. “Così rischiamo di chiudere” avevano detto i presidenti degli istituti. Il governo non sembrava preoccuparsi. Oggi, però, dopo le richieste di chiarimenti da parte del Presidente della Repubblica, sarebbe stata stralciata proprio la lista dei 232 enti, fondazioni e istituti culturali. Il Capo dello Stato aveva infatti manifestato le sue perplessità sui tagli eccessivi ai comitati per le celebrazioni e agli enti culturali.
I tagli nel settore culturale ci dovranno comunque essere, ma questa volta la riduzione delle spese, come sarebbe stato ovvio fin dall’inizio, sarà affidata alla valutazione del ministro della Cultura. Il provvedimento iniziale aveva agitato le acque nella maggioranza, con Sandro Bondi, ministro ma anche coordinatore del Pdl, che dichiarava “Il ministero è stato esautorato, avrei voluto che le decisioni venissero prese insieme”.  Ora dovrà rivedere la black list, anche perché nel calderone dei 232 enti ritenuti inutili molti rappresentano delle eccellenze e vanno salvati. Solo in Lombardia, ad esempio, 29 fondazioni culturali avrebbero rischiato la chiusura con quei tagli iniziali. “Prendiamo atto che gli amministratori di questo Paese sono culturalmente ignoranti – afferma Giulio Cavalli, consigliere regionale dell’Italia dei Valori – e vogliono imbavagliare la cultura e la ricerca per gestire meglio il consenso attraverso l’ignoranza”.
Le critiche erano arrivate numerose soprattutto dallo schieramento al governo. Primo fra tutti il ministro Bondi, che in un’intervista al Gr1 aveva chiarito di essere in sintonia con Tremonti sulle motivazioni che muovono la manovra ma che alcuni degli istituti nel mirino, come il Centro sperimentale di cinematografia, la Triennale di Milano, il Vittoriale, “non possono in nessun modo essere considerati lussi”.
Anche l’ala finiana del Pdl non aveva gradito il taglio, con Italo Bocchino che dichiarava “Se un esponente autorevole del Pdl e del governo come Sandro Bondi dice di non aver saputo e di non condividere i tagli alla Cultura significa che c’è qualcosa di serio che non va”. Quello che in molti non hanno accettato è stata la totale assenza di collegialità nel prendere questa decisione. Proprio su questo punto Ffwebmagazine, periodico online della Fondazione Farefuturo, ha scritto “Non è possibile, non è giusto che sul mondo del sapere e della ricerca si abbatta la scure dei tagli così, indiscriminatamente e senza alcun tipo di discussione preliminare”.
Ora Bondi dovrà mettersi al lavoro per stilare una nuova lista e capire “quali sono le istituzioni di eccellenza e quali sono assolutamente inutili”. A rischio, inizialmente, ci sarebbero stati anche il Festival dei due mondi di Spoleto, la Fondazione Feltrinelli, la Fondazione Arena di Verona, il Rossini Festival di Pesaro, solo per nominarne alcuni. La decisione sui tagli è, quindi, solo temporaneamente rinviata, sperando che il ministro non porti avanti, come Berlusconi avrebbe voluto, l’impoverimento culturale del nostro Paese.

La lista dei 232 istituti e enti culturali per cui era previsto il taglio

Marianna Lepore

 
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