Arriva un nuovo ministro

RomaniministrosviluppoeconomicoCi sono voluti centocinquantaquattro giorni per avere un nuovo ministro dello sviluppo economico. Ieri sera nella Sala della Pendola del Quirinale il presidente della Repubblica ha nominato il nuovo ministro di questo governo Berlusconi: Paolo Romani. Formula di rito, saluti e poi niente. Nessun applauso, nessun festeggiamento. Anzi un’aria piuttosto tesa e per ingannare il ritardo di Napolitano, Berlusconi ha anche chiesto ai cronisti se volessero sentire una barzelletta.

Prontamente bloccato da Gianni Letta, il premier ha dovuto attendere il presidente della Repubblica. Poi una frettolosa nomina del nuovo ministro e nulla più. Nessuno colloquio tra premier e presidente né prima né dopo. Dopo cinque mesi in cui Napolitano ha più volte sollecitato la nomina di un ministero così importante, soprattutto vista la crisi economica, due frasi di circostanza ci potevano essere. Quel silenzio pesa. Anche perché era diffusamente trapelato e mai smentito che Giorgio Napolitano aveva bocciato quella nomina la prima volta che il premier gliel’aveva proposta, sottolineando la situazione di possibile conflitto di interessi che si sarebbe venuta a determinare con la nomina di un imprenditore nel campo delle tv private a garante, tra l’altro, di un buon funzionamento del sistema televisivo.
Romani, però, ha successivamente assicurato, con una lettera alla Commissione Antitrust, la sua attuale estraneità a Mediaset e così il suo nome è stato riproposto da Berlusconi, alle prese con questo interim che da “brevissimo” si è protratto per più di 150 giorni.
In questi cinque mesi la crescita economica in Italia è stata quasi nulla. Ora il nuovo ministro dovrebbe cercare di affrontare la crisi, ma la sua nomina non basterà per far ripartire l’economia. Il rischio è che Paolo Romani si trovi alla guida di un ministero quasi inesistente che “in 5 mesi è stato fatto a pezzi nell’incuria generale insieme ai problemi veri che si chiamano lavoro, attività economiche e produttività”, come ha commentato il segretario del Pd, Pierluigi Bersani.
Il nuovo ministro è conosciuto alla maggioranza per il famoso “decreto Romani” (che porta il suo nome) approvato a marzo di quest’anno, che recepiva una direttiva europea sugli audiovisivi, in una prima stesura, molto contestata, applicata anche a contenuti web.
Ora Romani dovrà mettersi subito al lavoro, anche perché come ha ricordato il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, dovrà risolvere “140 tavoli di crisi”, da Termini Imerese alla Fincantieri, dalla Tirrenia alla Merloni e non potrà perdere tempo.
E dovrà anche affrontare la legge sulla concorrenza, quella sul made in Italy e il dossier sul nucleare sui cui, molto probabilmente, ci saranno lotte dure.
C’è da augurarsi che Romani abbia avuto modo di prepararsi, in questi 154 giorni, perché il paese ora non ha più tempo da perdere.

Marianna Lepore

 
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