Sesso e politica. Il consenso non basta.

Palazzo GrazioliQuesta è la prima, e spero l’ultima volta che tratterò del tema sesso-politici che ha visto coinvolti negli ultimi tempi sia Berlusconi che Marrazzo (e prim’ancora, ma questo ormai non lo ricorda più nessuno, il portavoce di Prodi, Sircana).

Io penso, anzitutto, che ognuno possa avere la vita sessuale che preferisce, non ritengo ci sia alcuna autorità che possa dare giudizi in merito a questo. Dunque per me non è affatto un problema se un uomo politico tradisce la moglie per andare a letto con delle giovani ragazze o con dei transessuali o con altri uomini.
Penso però che un politico non può e non deve mettersi nella condizione di essere ricattato, e questo perché così rischia di inficiare qualsiasi buona volontà o capacità di buon governo.
Non vedo dunque grosse differenze tra i casi di Berlusconi e quello di Marrazzo.
Il secondo, consapevolmente, si è messo nelle mani di un trans, poi ha ceduto al ricatto dei carabinieri (o almeno aveva l’intenzione di cedervi), infine si è trovato ad essere subordinato alla benevolenza di Berlusconi.
Questi invece, nella migliore delle ipotesi, si è comportato con ingenuità e assenza di serietà, frequentando persone notoriamente poco affidabili come Tarantini, permettendo a decine di ragazze di entrare in casa sua senza controllarle, facendo così in modo da poter essere ricattato da queste prostitute.
Solo il divenir pubblico di queste vicende ha evitato che le prostitute di Palazzo Grazioli ricevessero favori e candidature, solo il caso ha voluto che quei carabinieri volessero solo del denaro e non dei favori politici.
Un uomo politico non può dunque permettersi questo tipo di leggerezze perché il popolo elettore ha il diritto di avere dei governanti che si interessino della cosa pubblica in nome e per il popolo tutto e non in nome e per qualche privato che detiene una posizione di dominanza nei confronti di chi gestisce il potere in prima persona. E ciò vale sia nel caso di un ricatto che nel caso di un conflitto di interessi.
In luce di questo non ha dunque alcuna importanza il consenso di cui gode il politico ricattato (da terzi o da se stesso tramite degli interessi personali), anche perché la cosa pubblica appartiene anche al popolo che non lo sostiene e che non lo ha eletto e non si può non tener conto di questo particolare.
In secondo luogo bisogna ricordarsi che il consenso, per quanto ampio, non autorizza né a smantellare il paese a proprio piacimento, né a servirsene per i propri svaghi, né a scavalcare le leggi e la Costituzione senza poi rispondere alle conseguenze, e questo a garanzia di tutti, anche del popolo adorante.
Il consenso infine non significa affatto che un politico stia facendo bene il suo lavoro, che stia lavorando per l’interesse di tutta la nazione. Significa solamente che la gente presume sia così, ma questa è un’opinione che, per quanto diffusa, manca di qualsiasi prova dei fatti e dunque non ha alcun valore nel stabilire la realtà.
In politica dunque servirebbero delle persone con una vita trasparente, una vita onesta, rispettose delle istituzioni e con senso dello stato. Solo così, indipendentemente dalle aree politiche, si può sperare di avere un governo finalmente efficiente e responsabile.

http://libertagiustizia.ilcannocchiale.it/

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