Quali riforme

Berlusconi e NapolitanoIn Italia si parla di riforme ormai da tanto, troppo tempo, ma il significato della parola non è lo stesso per tutti. Le riforme che sarebbero davvero utili ai cittadini infatti sono molte diverse da quelle utili soltanto a Berlusconi e ai suoi dipendenti. L’Italia avrebbe bisogno di innovazione, sviluppo economico, investimenti e di una riforma della giustizia per alleggerirla e migliorarla, non per distruggerla e salvare il Capo dai suoi processi.

Ma a Berlusconia le parole hanno cambiato significato sotto un apposito diluvio di retorica: Forza Italia non è più soltanto uno slogan per la nazionale di calcio, Libertà e Amore sono diventate libertà di fare ciò che si vuole della democrazia e giustificazione a prescindere di ogni malefatta. E anche la parola riforme ora significa tutt’altro rispetto a quello che dovrebbero essere. Le riforme di cui parla Berlusconi infatti significano garantire a lui e ai suoi fedeli un potere ancora maggiore di quello che ha, l’impunità per ogni cosa e la sistematica smobilitazione delle garanzie costituzionali dello stato democratico. 
Niente di cui stupirsi se per una gran parte dell’opposizione le parole riformista e moderato significano ormai, in pratica, soccombere ai desideri della maggioranza invece che contrastarli. Il Berlusconismo insomma anche se non ha realizzato nemmeno una delle riforme che promette a reti unificate da 15 anni ha certamente cambiato qualcosa in Italia, il significato autentico delle parole, tra cui anche la parola democrazia. Che un tempo significava libere elezioni, oggi significa invece elezioni semi libere in cui una parte politica ha occupato gran parte del potere mediatico e l’altra parte nemmeno protesta più. 
E ora Berlusconi, che può ben vedere come nemmeno i peggiori scandali possono fargli perdere le elezioni, blindato com’è dal potere della propaganda, si prepara a cambiare davvero l’Italia. In peggio, perché diventi un paese senza giustizia e senza alternativa al suo onnipresente potere. Così potrà anche cambiare il nome della nazione, e magari in occasione degli imminenti 150 anni della Repubblica chiamarla giustamente Berlusconia, con apposita e compiacente firma di Napolitano. 

Francesco Defferrari

 
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