Riforme condivise

PDePDLI politici italiani parlano di riforme condivise da anni e non si capisce bene perché. Certamente uomini politici seri che intendono davvero lavorare per il bene del paese potrebbero trovare un accordo su molte cose. Ma le questioni di cui si parla quando si usa la formula magica “riforme condivise” non sembrano essere le vere priorità del paese. L’Italia avrebbe bisogno innanzitutto di un sistema economico migliore, senza tanta disoccupazione e precariato.

Avrebbe bisogno di lotta alla corruzione, lotta alla mafia, di una giustizia rapida ma anche efficiente. Le riforme di cui si parla adesso invece riguardano la diminuzione dei parlamentari, la trasformazione del Senato in una camera regionale e altre cose potenzialmente pericolosissime in Italia come maggiori poteri all’esecutivo e la cosiddetta “riforma della giustizia”. Quella che il partito di Berlusconi sta pianificando non è una riforma per nulla, è un sistema per depenalizzare di fatto tutti i reati commessi da politici e manager, che spesso hanno bisogno di lunghe indagini. Non si può infatti creare per legge il “processo breve” se non si danno alla magistratura gli strumenti per lavorare che oggi mancano. I tribunali italiani sono in cronica carenza di forniture, fondi e impiegati e lavorano solo la mattina. Le leggi italiane inoltre danno agli avvocati difensori, soprattutto quelli dei ricchi che possono permetterselo, gli strumenti per dilazionare e rallentare i processi. Una eventuale riforma della giustizia dovrebbe prendere in esame tutto questo, altrimenti è soltanto un imbroglio
Infatti non si capisce quali “riforme condivise” il PD abbia intenzione di fare con Berlusconi: la principale preoccupazione del premier è sempre stata una e una soltanto, sfuggire ai suoi processi. Il PD condivide? Probabilmente si, visto che anche loro hanno dimostrato più volte di aver paura di una magistratura forte e indipendente. In diverse regioni del Sud, il PdL è chiaramente infiltrato dalle organizzazioni mafiose, ma d’altra parte lo è anche il PD, quindi entrambi probabilmente condividono diversi amici in comune. 
Un esecutivo più forte in Italia sarebbe una totale follia: siamo già sull’orlo della dittatura di fatto perché abbiamo un premier che controlla le 5 maggiori reti televisive nazionali e con l’attuale legge elettorale (la famosa porcata di Calderoli, ipse dixit), i parlamentari sono scelti dai partiti per fedeltà ai rispettivi capi e quindi privi della minima autonomia intellettuale. Infatti il parlamento praticamente non fa nulla perché le leggi gliele manda l’esecutivo, loro si limitano ad approvarle. E in questa situazione stanno pensando a una riforma condivisa per creare un esecutivo più forte? Possibile che il 60% degli italiani (i voti di PD e PDL messi assieme) condividano una simile follia? No, non è possibile.
Ma la maggioranza degli italiani purtroppo va a votare distrattamente, senza informarsi sulla natura di ciò che sta votando, per acritico tifo simil-calcistico verso una coalizione o l’altra. E così eccoci qua, nel 2009, verso una riforma condivisa per distruggere la Costituzione e la democrazia.

Francesco Defferrari


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