La relatività applicata alla politica odierna

Fini e Berlusconi La relatività, si sa, non è una materia facile, soprattutto per chi preferisce ragionare per slogan, per partito preso o per creduloneria. Forse è per questo che c’è molta gente che non capisce la differenza tra cacciare Fini dal PdL e cacciare la Binetti dal PD. In egual modo essi non comprendono la differenza tra vietare i crocifissi nelle aule pubbliche e vietare la costruzione di minareti o moschee.

Qualche settimana fa l’on. Paola Binetti, PD, votò per l’incostituzionalità dell’aggravante per omofobia. Si era nel pieno di un’escalation che però non suscitò le passioni politiche come quando i carnefici erano i rumeni. Il voto della Binetti suscitò polemiche e Franceschini le chiese chiarezza. O accettava i valori della laicità, oppure se ne doveva andare dal PD. Mi par chiaro che in questo caso non vi era attacco alla libertà di pensiero della Binetti, la quale può tranquillamente continuare a pensare che gli omosessuali sono dei malati da curare a suon di bastonate. C’era solamente una richiesta di coerenza intellettuale. Sei nel PD? Sei laico. Non sei laico? Vai da qualche altra parte, ad esempio nelle file dell’UDC, che raccoglie più d’un integralista cattolico.
Ieri è uscita, su Repubblica, una registrazione del presidente Fini nella quale egli parla di Berlusconi non in toni estasiati come solitamente capita ai membri del PdL. A dir la verità sono diversi mesi che Fini si è staccato da Berlusconi. Ma, personalmente, non mi pare che l’essere in contrasto con un membro di un partito, fosse anche il leader, sia un motivo sufficiente per pretendere la cacciata di qualcuno.
A meno che, sia chiaro, la linea politica del PdL sia una cosa del genere “Berlusconi ha sempre ragione e noi dobbiamo fare tutto ciò che egli dice”. In pratica, se Fini dovesse essere cacciato, nessuno potrebbe più definire il PdL un partito vero, difensore di valori e interessi. Il PdL diventerebbe solo un comitato elettorale pro-Berlusconi, nel quale tutti gli altri avrebbero una funzione del tutto insignificante. Il PdL dopo Berlusconi in questa maniera si dissolverebbe, poichè non sarebbe nulla senza di esso.
Il caso è diverso da quello della Binetti, perchè all’ex senatrice si richiede un rispetto di una linea politica, necessaria se il PD vuole arrogarsi il diritto di difendere alcuni valori e di rappresentare una parte del paese. La Binetti, infatti, non ha un contrasto personale con l’ex segretario del PD, ma ha un contrasto politico con il sentimento di laicità che, solitamente, appartiene alla sinistra. Il contrasto di Fini, invece, è del tutto personale, nessuno può dire che il Fini odierno non sia un liberale, e il PdL fino a prova contraria si rifà a quella cultura.
La stessa cosa vale anche per minareti e crocifissi. Quelli della Lega Nord hanno già iniziato a sragionare (ammesso che abbiano mai smesso), dicendo che gli stessi che volevano i crocifissi fuori dalle aule pubbliche ora vogliono i minareti in giro per le città. Dunque non sarebbero veri laici, ma anticristiani e pro-musulmani. Personalmente non sono un fan dell’islam, nella stessa maniera in cui non sono un fan del cristianesimo. Ma la differenza tra i due casi è talmente colossale che solo un leghista potrebbe non vederla, accecato com’è dall’odio.
Un conto è imporre, come fa il governo italiano, di tenere i crocifissi nelle aule pubbliche. Bisogna, infatti, tenere conto di un particolare che sembra sfuggire agli integralisti religiosi in camicia verde: l’Italia non è uno stato cristiano. E’ uno stato laico, all’interno del quale vive una maggioranza (sedicente) di cristiani. Ma questa maggioranza non ha il diritto di imporre i propri simboli religiosi e culturali anche a chi non li condivide. E qui non parlo di immigrati, ma di cittadini italiani, con gli stessi diritti e gli stessi doveri.
E’ come se una maggioranza politica imponesse unicamente i propri simboli e le proprie usanze, in quanto rappresentate della maggioranza del popolo, vietando l’espressione della minoranza. Mi auguro di non aver dato una nuova ideona ai leghisti, ma se intendono proporla sul serio sappiano che qui in Italia lo hanno già fatto delle camicie di ben altro colore, 80 e rotti anni fa. E questa volta non staremo a guardare.
Cos’ha dunque di diverso il diritto di costruire moschee o altri edifici di altre religioni? Probabilmente il fatto che questi edifici sono luoghi di culto cui essi hanno diritto e sorgono su terreni privati o destinati a quell’uso. In ogni caso riguardano un ambito privato, ovvero quello dei fedeli di tal religione, mentre i crocifissi riguardano un ambito pubblico, perchè il governo ne impone la presenza all’interno di aule pubbliche.
Questo è un esempio di relatività. Due sistemi che appaiono identici agli occhi di chi non vede sono in realtà diversi, se relazionati a ciò che definisce quegli stessi sistemi. In altre parole, due fatti apparentemente simili o identici non lo sono se messi nella giusta prospettiva, se analizzati a fondo e se vengono paragonate le diverse cause che hanno portato a quei fatti. Ma, temo, chi ha la cultura del capo e del padrone non è abituato a fare queste relazioni o relativizzazioni. Il capo, infatti, ha sempre ragione.

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