Referendum, obiettivo quorum

referendum2011quorumSarà il quorum il vero e forse unico protagonista dei referendum di domenica e lunedì. È dal 1995, infatti, che un referendum non riesce a raggiungerlo. E questa volta senza quorum la fatica di mesi interi di campagna elettorale e di lavoro per tanti volontari su e giù per l’Italia andrebbe sprecata. Il 50% più 1 degli elettori dovrà andare alle urne: cioè  25.209.345 persone, questo è il numero magico.

Per questo motivo la campagna a favore della partecipazione non conosce pausa: in rete, sui social network, si moltiplicano i gruppi che danno consigli su come portare la nonna a votare, su perché andare alle urne o sui vantaggi (come assistere ad un concerto gratis) che si potrebbero avere mostrando la tessera elettorale timbrata. Ed è proprio per cercare di convincere quanta più gente possibile che i temi come l’acqua, il nucleare e anche il legittimo impedimento non sono argomenti che possono interessare esclusivamente elettori di sinistra che nelle ultime ore si sono susseguite dichiarazioni di tanti esponenti politici che hanno voluto ricordare come questi argomenti siano di tutti. Ma se Berlusconi e i suoi ministri hanno annunciato che non andranno a votare, non tutta la maggioranza sembra compatta su questa scelta. Tra le eccezioni alcune sono importanti, come il sindaco di Roma, Alemanno, la presidente della Regione Lazio, Polverini e il governatore del Veneto, Zaia: tutti e tre hanno già dichiarato, infatti, che andranno alle urne. Dal centrosinistra arriva la dichiarazione di Antonio Di Pietro che ha voluto ricordare come “I temi che andremo a votare al referendum sono temi generali, specifici e importantissimi che riguardano tutto il Paese e che servono ai cittadini e non ai partiti, siano essi di destra o di sinistra”.  Parole simili usate anche dal segretario del Pd, Pierluigi Bersani, che ha anche ricordato come sia importante andare di buon mattino a esprimere il proprio voto “per dare un incoraggiamento a chi ha titubanza o pigrizia, per dare la prova che la spinta c’è”. 
Al di là della scelta degli italiani (sì o no) quello che in queste ore sta più a cuore a tutti i politici è il dato sulla partecipazione: perché l’idea che anche solo la metà più uno degli elettori richiesti per la validità dei referendum si presenti ai seggi darebbe la sensazione che Berlusconi e il suo partito (dopo le sconfitte già ottenute nelle elezioni amministrative) hanno perso la maggioranza nel Paese.
Si voterà domani, domenica, dalle 8 alle 22, e lunedì dalle 7 alle 15 mentre i primi dati parziali sull’affluenza saranno comunicati alle 12, alle 19 e alle 22 di domenica e solo a urne chiuse per la giornata di lunedì. Dai sostenitori del referendum è arrivato l’appello ad andare a votare nella mattina di domani, prima delle 12, proprio per far risultare un’affluenza alta nella prime rilevazione sull’affluenza. Perché questi dati giocano un ruolo importantissimo sul piano psicologico per convincere gli indecisi: se l’affluenza sarà alta, un maggior numero di italiani si sentirà motivato a raggiungere il seggio. In caso contrario, i dubbiosi potrebbero essere spinti ad andare al mare.
Cercare di convincere il popolo ad appassionarsi nuovamente alla politica è certamente difficile, ma i temi in discussione riguardano concretamente la vita degli italiani. Per questo andare a votare domani è importante. Per questo oggi anche chi fino a qualche mese fa non appoggiava i referendum, come Pier Ferdinando Casini, spinge per il quorum. E per lo stesso motivo si moltiplicano in tutte le città le iniziative a cui si accederà gratuitamente presentandosi con la tessera elettorale timbrata. Domani andare alle urne darà un nuovo senso alla parola democrazia.

Marianna Lepore


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