Lo scontro Fini-Berlusconi sbarca al Senato

finiberlusconidistanti“Si può discutere di immunità ma non di impunità” ha detto ieri Gianfranco Fini in un’intervista a Sky subito dopo l’incontro avuto con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sulla riforma della giustizia. Un incontro necessario visto le opposte posizioni tra il Cavaliere e il presidente della Camera sulla necessità o meno di cambiare le modalità della prescrizione.

Alla fine, però, una mediazione è stata trovata: un disegno di legge parlamentare per garantire tempi brevi per i processi (entro 6 anni) unicamente per gli incensurati. Del ddl si inizierà a discutere oggi al Senato, lo ha annunciato proprio il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti parlando a Mattino5. “Il processo breve è una cosa giusta, si mette una toppa a un sistema arretrato, non si può prescindere dalla situazione della giustizia in Italia che vede ancora processi durare mediamente 10 anni”.
Se il disegno di legge venisse approvato, ciascuna fase del processo non potrebbe durare più di due anni (sei in totale) perché altrimenti scatterebbe la prescrizione. Il provvedimento riguarderà tutti i reati con pene non superiori a dieci anni, tranne i reati di mafia, terrorismo o grave allarme sociale.
“È andata bene” avrebbe commentato Silvio Berlusconi, ieri, subito dopo l’incontro con il presidente della Camera, ma la pace reale tra i due è molto lontana. Perché al premier servirebbe un provvedimento che possa proteggerlo dai processi che si sono riaperti dopo la bocciatura del lodo Alfano da parte della Consulta e, invece, questo provvedimento non riesce a proteggerlo del tutto.
Il premier non sembra avere reali interessi a far funzionare il sistema giustizia e Fini sembra essersene accorto, perciò ha richiesto maggiori risorse per il settore. “Ma lo sai che a Caltanissetta manca perfino la carta per fare le fotocopie? Ti rendi conto che questi sono i problemi veri o pensi che lo siano solo i tuoi processi?” avrebbe detto durante l’incontro con il premier, un faccia a faccia così teso che la conversazione era ascoltabile anche al di là della porta.

Il disegno di legge in questione non si occupa dei reali problemi dei cittadini e lo spiega bene il senatore Pd Felice Casson in un’intervista a l’Unità in cui elenca solo alcuni dei processi che potrebbero saltare con l’approvazione di una norma del genere. “Il Petrolchimico di Porto Marghera, quello dell’Eternit in corso a Torino per le centinaia di morti di amianto. O ancora il processo Cirio-Parmalat. In tutti questi casi è impossibile chiudere il processo in sei anni perché ci sono indagini estremamente complesse dal punto di vista investigativo e scientifico, proprio perché è necessario accertare le responsabilità, se queste ci sono.”
Se qualcuno avesse dei dubbi sul perché il presidente del Consiglio voleva approvare un provvedimento diverso da quello ora in esame al Senato, basta leggere i titoli de Il Giornale di oggi per rendersi conto di come la partita mediatica sia ancora aperta: “Fini vuole affossare Berlusconi”. Un attacco al presidente della Camera che “non ha alcuna intenzione di dargli una mano vera (ndr. al presidente del Consiglio) a risolvere i problemi. Preferisce tenersi stretto il buon rapporto con Napolitano, con l’opposizione e con la potente casta dei magistrati”.
La questione adesso passa al Senato e bisognerà vedere se, questa volta, la maggioranza nel passaggio bicamerale riuscirà a reggere. Perché nonostante i larghi voti garantiscano facili approvazioni, oggi l’esecutivo è stato battuto ben due volte alla Camera su degli emendamenti dell’opposizione. La dimostrazione, ancora una volta, che il Governo regge ma qualche difficoltà ce l’ha ed è sempre più evidente.

“Solo così il Colle può firmare e Gianfranco fa infuriare il premier” di Francesco Bei e Liana Milella da la Repubblica

Marianna Lepore

 


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