Nessun riscatto

Proteste a L'AquilaNonostante tutto quello che è accaduto al governo Berlusconi nell’ultimo anno e mezzo, dall’infinita sfilza di scandali personali e politici al progressivo disgregarsi della maggioranza, la situazione politica italiana non sembra promettere grandi svolte: il controllo dell’informazione italiana è sempre in mano a Lui, il cammino delle leggi ad personam prosegue, la sinistra è tuttora scomparsa nel nulla.

L’opposizione interna di Fini e dei suoi uomini fa in pratica le veci dell’opposizione, ma è ancora da vedere se farà davvero qualcosa per bloccare le leggi che Berlusconi e i suoi fedelissimi hanno preparato per sfuggire alla giustizia e continuare a fare i loro comodi. Purtroppo non sembra esserci per il paese una via di uscita onorevole dall’era Berlusconi. Perché l’unica fine degna e giusta da 15 anni di dittatura mediatica sarebbe poter finalmente dire le cose come stanno alla maggioranza degli italiani che hanno sentito per molto tempo soltanto propaganda: che Berlusconi e i suoi amici non hanno mai avuto alcun progetto politico di nessun tipo a parte la fuga dalla giustizia, il potere e l’arricchimento personale, che i suoi alleati, anche quelli che ora lo criticano, sono corresponsabili di tutto questo e che solo un’informazione veramente libera può garantire la democrazia.
Ma in Italia non abbiamo niente di simile, un paese dove il presidente del Consiglio colleziona processi (e sforna leggi per sfuggirgli) e il presidente del Senato è accusato dai pentiti di collusione con la mafia, ma quasi nessun giornale lo dice, meno che mai le televisioni. E quello che è ancora il principale partito di opposizione (anche se cerca di fare tutto il possibile per non esserlo) invita alla sua festa il suddetto presidente del Senato quale ospite d’onore, e aveva persino considerato l’idea di invitare qualche esponente della Lega, il partito più populista e razzista di questa povera nazione. 
Insomma, non succede niente di nuovo. La politica italiana continua la sua indegna tradizione di compromessi eticamente inaccettabili ma tranquillamente accettati da un paese profondamente disinformato, ignorante e che non crede affatto nell’etica e nella morale. A parte una minoranza arrabbiata e rattristata da tutto questo che cerca di informare, manifestare e protestare ma trova infinite difficoltà per incrinare la pesante cortina di silenzio imposta dalla propaganda di regime. Come i cittadini de L’Aquila, che ora non servono più alla propaganda e quindi sono scomparsi dalle televisioni come le immagini della città ancora in macerie, i precari, i cassintegrati e tutti coloro che potrebbero dare un’immagine realistica dei successi del governo Berlusconi. 
Tutto questo in fondo è tipico dei regimi dittatoriali o semi dittatoriali, dove appunto ogni problema e mancanza del governo viene nascosta, mentre l’opposizione “ufficiale” è così debole che più che combattere e denunciare il potere cerca di lusingarlo, più che chiedere vera libertà chiede solo un pò più di spazio, e diventa quindi funzionale al potere. Oltre all’Italia ci sono decine di nazioni nel mondo che funzionano in questo modo, e proprio perché funzionano in questo modo non hanno alcuna speranza a breve e medio termine di vedere un cambiamento della loro situazione.
Un paese può riscattarsi da una dittatura, e quella di Berlusconi lo è in pratica nella sostanza, se non (ancora) nella forma, solo con una cesura netta, un rifiuto del passato, una ribellione morale. Solo in questo modo si può sperare di riconquistare una vera democrazia sostanziale, o perlomeno provarci. Ma oggi, in Italia, una buona parte dei politici che criticano Berlusconi cercano soltanto un compromesso, che quindi esclude una vera speranza di riscatto. 

Francesco Defferrari

 
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