Dialogare con chi?

BerlusconiL’ultimo sviluppo della poco appassionante storia del PD riguarda la sua eventuale partecipazione alla manifestazione nazionale nata dalla rete, il No Berlusconi Day del 5 dicembre. Una manifestazione nata dai blog e da una pagina facebook con 350.000 adesioni. Una manifestazione che chiede le dimissioni del presidente del consiglio per una serie di ottime ragioni: i suoi processi pendenti, i suoi attacchi alla libertà di stampa, il suo conflitto di interessi.

Motivazioni per cui in qualsiasi altro paese civile un leader politico si sarebbe già dimesso spontaneamente, o sarebbe stato costretto alle dimissioni dai suoi stessi elettori e alleati. In Italia invece non solo la sua maggioranza e i suoi fan, che lo venerano sul modello di un culto della personalità che ricorda lo stalinismo, lo difendono a spada tratta, ma pure quello che in teoria sarebbe il più forte partito d’opposizione non ne ha mai chiesto esplicitamente le dimissioni, nè ha mai organizzato una manifestazione contro di lui. Eppure oltre alle ragioni sopra citate ce ne sono molte altre per cui un partito d’opposizione avrebbe dovuto farlo.
Se Berlusconi avesse soltanto i processi pendenti e il conflitto d’interessi sarebbe comunque inadatto a governare un paese, ma si potrebbe anche capire la disponibilità del PD a dialogare con lui. Invece oltre a questo, Berlusconi non tollera l’indipendenza della magistraturala libertà di stampa che è rimasta in Italia, e cerca attivamente di distruggerle. Non è possibile sopportare un uomo simile come presidente del consiglio. E’ vero che la piazza non può fare più di tanto, perché alla fine contano i risultati elettorali (anche se nel caso di Berlusconi, visto il suo potere sui media, la politica italiana non avrebbe mai dovuto permettergli di presentarsi alle elezioni) ma per lo meno le manifestazioni possono servire a protestare, sensibilizzare i cittadini, costringere chi governa a modificare i suoi comportamenti o come minimo fargli sapere che non può fare tutto quello che gli pare e piace senza incontrare resistenza.
Oltre a tutto questo ci sono molte altre ragioni per cui è giusto e necessario manifestare contro il presidente del consiglio: perché il suo governo ha emanato leggi razziste e respinge i profughi in violazione di tutte le norme di diritto internazionale, perché vuole costruire centrali nucleari in Italia nonostante i cittadini italiani abbiano scelto diversamente in un referendum, perché non sta facendo nulla di utile per affrontare la crisi e il precariato, perché sta distruggendo la scuola pubblica, l’università e la ricerca, perché troppi esponenti della maggioranza sono sospettati di contiguità con le mafie, perché attacca i diritti civili in nome del fanatismo religioso, perché ha tagliato i fondi alla cultura, perché le sue “grandi opere” non sono fatte nell’interesse dei cittadini, perché è un’ipocrita che si finge cristiano ed emana leggi contro la prostituzione e poi in privato si comporta in tutt’altro modo. Ognuno di questi motivi sarebbe più che sufficiente per chiedere le dimissioni di un premier e manifestare contro di lui. Qui in Italia ce ne sono così tanti che si fa fatica a ricordarli tutti. 
Ci sono almeno una dozzina di motivi per cui Berlusconi dovrebbe dimettersi, quali ragioni ci sono per dialogare con lui? perché è moderato, paziente, umile e disponibile al compromesso? Sicuramente no, quindi l’atteggiamento del PD si può spiegare solo come una sorta di sindrome di Stoccolma: sono così abituati a un’Italia sequestrata e umiliata da Berlusconi, che ormai gli piace. 
Alla vera opposizione nel paese però non piace affatto, e quindi continuerà a protestare e a scendere in piazza sperando che prima o poi la maggioranza degli italiani si svegli e veda Berlusconi per quello che è. Tra le altre cose, un uomo inadatto a governare l’Italia. 

Francesco Defferrari


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