Difficile rinunciare al potere

compatibilitàparlamentarisindaciNon c’erano molti dubbi: di solito i politici tendono a difendersi tra loro. L’ennesima prova è arrivata ieri quando la giunta per le elezioni della Camera ha dichiarato, a maggioranza, compatibili i 9 onorevoli-amministratori targati Pdl e i 3 leghisti. Dodici politici che potranno continuare a essere amministratori di grandi comuni o province e allo stesso tempo deputati.

Super politici, potremmo chiamarli. Talmente super da decidere di non mollare. Il voto chiude un’istruttoria iniziata nel 2008, per giudicare la compatibilità di due ruoli politici svolti dal medesimo soggetto.
Ora potranno festeggiare e tra questi potrà farlo anche un doppio super politico Daniele Molgora che, nel giro di 18 mesi è stato capace di farsi “nominare” deputato del Carroccio alla Camera, designare sottosegretario all’Economia e infine eleggere presidente della Provincia di Brescia.
Il leghista Molgora ha opposto in giunta le sue controdeduzioni, come gli altri colleghi, rispondendo che non ci sono presupposti per dichiarare l’incompatibilità. Perché da capo della giunta provinciale di Brescia deciderà in autonomia quando convocarla e lo farà dopo aver esaminato il calendario parlamentare e quindi i giorni liberi. Una vita decisamente frenetica che in parte condivide anche con l’onorevole Cirielli (presidente della Provincia di Salerno) che dal luglio scorso ricopre anche la carica di Presidente dell’Anpaca (associazione nazionale Patti territoriali e contratti d’area per lo sviluppo locale).
Certo Molgora vince decisamente la partita, ma sono due esempi di come il potere, ai nostri politici, non basti mai. Negli altri stati europei e nella stessa America spesso criticata, una volta finito il turno si cambia mestiere. Da noi invece si resta politici a vita.
Perché il doppio incarico dovrebbe essere eliminato? Una dimostrazione pratica è data da un altro esempio di doppia carica, questa volta però al Senato. Sergio Rizzo lo scriveva in un articolo del 12 aprile 2009, quando raccontava con quale naturalezza il senatore Raffaele Stancanelli votò, nel novembre 2008, a favore di un finanziamento di 140 milioni per la città di Catania di cui è sindaco. Due incarichi, un’unica persona: Stancanelli non ebbe nessun problema ad auto congratularsi per il risultato. Come è possibile che questo sia successo? Le norme attualmente in vigore stabiliscono che chi occupa un seggio in Parlamento non possa fare il sindaco di una città con più di 20 mila abitanti (Catania ne conta oltre 310 mila), né il presidente di una giunta provinciale, né l’assessore, né il consigliere regionale.
Le leggi però si interpretano e quindi nel caso di Stancanelli, come in molti altri, il doppio incarico resta. Come per gli ultimi 12 super politici: Ettore Pirovano (presidente della provincia di Bergamo), Maria Teresa Armosino (presidente della provincia di Asti), Luigi Cesaro (presidente della provincia di Napoli), Edmondo Cirielli (presidente della provincia di Salerno), Daniele Molgora (presidente della provincia di Brescia), Roberto Simonetti (presidente della provincia di Biella), Antonello Iannarilli (presidente della provincia di Frosinone), Antonio Pepe (presidente della provincia di Foggia), Adriano Paroli (sindaco di Brescia), Marco Zacchera (sindaco di Verbania), Giulio Marini (sindaco di Viterbo) e Nicolò Cristaldi (sindaco di Mazara del Vallo).
La norma che si occupa dell’incompatibilità tra deputato e sindaco di una città oltre i 20mila abitanti o presidente della Provincia non sancisce l’incompatibilità qualora il deputato diventi successivamente sindaco o presidente della Provincia. Proprio il caso dei 12 super politici. Come se la tempistica dei fatti possa cambiare qualcosa. Si dovrebbe essere o sempre compatibili o sempre incompatibili. E la domanda resta: dove trovano il tempo per fare tutto?

Marianna Lepore


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