Un profondo solco tra i militanti e il PD siciliano

Se il Partito Democratico nazionale guidato da Bersani dimostra di avere dei problemi, superabilissimi, ma, tuttora esistenti, figuriamoci il PD siciliano in che situazione esistenziale si trova, nei confronti della politica, del territorio e del confronto diretto coi propri militanti.

In Sicilia appare essere un’ombra del suo fantasma; la sua evanescenza la si può ridurre alla mancanza dei Circoli sul territorio; alla mancanza di frequentazione degli stessi, da parte dei militanti; un mancato radicamento territoriale amplificato a 360 gradi; un confronto diretto militanti-responsabili-locali-nazionali; un progetto condiviso e frutto di un’ampia partecipazione democratica, veramente alternativo, per indicare i contorni delle Riforme, atte al cambiamento necessario, su tutte le aree e su tutte le tematiche; etc…. 
Le ultime maggioranze delle destre hanno stravinto con la strategia delle promesse non mantenute e di un clientelismo che trova la sua essenza nei voti di scambio; nella realtà, le destre non hanno mai governato per portare l’isola e la sua gente a livelli ottimali, ma, pensando ad altre “cose“ hanno e mantengono un potere che lascia gattopardianamente in congelamento ogni cosa: rapporti, territorio, agricoltura, edificabilità, sanità, scuole, produttività, turismo..etc…
Il PD, invece, perde; ma i nostri politici siciliani del PD, lo sanno che perdono? Lo sanno di non avere speranza fino a quando i loro obiettivi sono limitati ad una presenza politica, molto formale e poca incidente?
Ma, certo che lo sanno; ma, non si muovono; come degli spettri s’aggirano increduli nei corridoi e negli uffici politici, ma una sola idea positiva non riescono a tradurla in realtà, perché questa idea positiva non la possiedono.
E se non la possiedono, dovrebbero capire di aprire il confronto con la loro base; ascoltare la base significa ascoltare il territorio; le speranze, le esigenze, gli interessi, le preoccupazioni.
Significa ascoltare il mondo del lavoro, della scuola, dell’Università, dell’imprenditoria, dell’agricoltura, dei cittadini, dei paesani, dei montanari, degli artigiani, etc…
L’apertura necessaria del confronto coi militanti necessità di un numero maggiore di Circoli sul territorio, di presenze attive, di gazebo e di attivisti che distribuiscono volantini, che danno spiegazioni, che aiutano le persone a capire chi siamo, cosa vogliamo, quale il nostro progetto, quali i temi e le difficoltà da superare.
Ma, a questo punto credo che i nostri politici dovrebbero comprendere che non si può gestire la politica di un Partito senza una strategia, senza un programma alternativo e senza una prospettiva di alleanze giuste.
Nell’epoca della democrazia, principio che è fondativo di tutte le nostre strutture, dalle Primarie, agli organi direttivi ed assembleari, fino al Segretario, responsabile del tutto, non è ammissibile che il politico si rintani nei sui Palazzi e, dietro la sua dorata scrivania, pensi da solo, od in compagnia di altri suoi amici politici, della sua corrente, di farsi venire delle idee, sulle quali s’impegna a costo di creare delle correnti diverse.
Non è così e non deve essere così; le aspettative sorte, con la nascita di questo PD, vanno oltre questi “ metodi “ stantii e tradizionalisti, versati ad una politica svuotata, spettrale ed inconcludente, staccata totalmente dai propri elettori.
Quindi, diventa un discorso di qualità politica; i nostri sono dotati di qualità politica?
Non lo sappiamo, fino a quando non si attua quel cambiamento di rotta, che porta a saldare militanti e responsabili; militanti-responsabili con il territorio e l’elettorato che sostiene e vota il PD.
Aumentare i circoli; rafforzamento del Partito regionale, provinciale e locale; portare il PD tra la gente ed in ogni luogo, usando i gazebo: piazze, rioni, lavoro, scuole, università, paesini agricoli e montani, etc….
Moltissimi militanti, che non vogliono abbandonare il Partito si sono ridotti a voci nel deserto ed a ripetere il loro mantra quotidiano: il PD non esiste; il PD non ha un programma; il PD non ha radicamento, etc…
E’ un mantra distruttivo, perché ripetitivo ed ossessivo;  viene ripetuto quasi come un tic nervoso; un atto pavloviano involontario, istintivo ed automatico, che produce effetti disfattisti, involontari.
Il militante grida la sua impotenza; grida la sua incapacità di potere incidere ; grida perché è stato illuso dalla partecipazione attiva data dalle Primarie; grida di sapersi inutile perché gli manca il confronto su tutti i temi coi  responsabili di Partito, dentro la sede del Partito: IL CIRCOLO; LE ASSEMBLEE; I DIBATTITI…che poi, altro non sono che la stessa vita di un vero Partito!!
Credo sia terminata l’epoca del palazzinari, di coloro che credono di potere costruire la loro politica e di riversarla sul territorio; non è così; la base deve partecipare, nel senso di avere la possibilità di discutere le iniziative, di portarle a confronto e, se necessario, di votarle nei Circoli o nelle assemblee, in cui essa trova partecipazione.
Lo iato pericolosissimo che si è aperto tra la base ed i dirigenti siciliani risiede nel metodo soggettivista di conduzione del Partito, al di là dei veri interessi dell’elettorato che lo sostiene e gli dà vita; ma non linfa, elemento necessario per fare il salto qualitativo e vincente.

Cesare Pisano

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