Ci sono o ci fanno?

Manifesti elettoraliQuello che è accaduto con le liste del PdL per le elezioni regionali in Lazio e Lombardia è veramente incredibile, e viene da chiedersi perché sia accaduto. Forse il centrodestra, nonostante il sostegno che riceve nelle urne, non ha abbastanza militanti disposti a impegnarsi in prima persona per i propri candidati. Forse il pasticcio delle liste è il risultato di scontri interni poco comprensibili ai profani. Ma comunque tutto si risolve in una nuova occasione per attaccare la democrazia.

Il premier e gli esponenti del centrodestra infatti minacciano sfaceli e proteste violente quando hanno da incolpare soltanto la loro disorganizzazione o le rivalità interne, nel caso del Lazio, o magari la gestione un pò troppo allegra delle firme per il candidato governatore, nel caso della Lombardia. Queste vicende però, come succede abitualmente in Italia sotto il regime mediatico di Berlusconi, sono un ottimo pretesto per fare della propaganda. Contro i giudici, come al solito colpevoli solo di applicare la legge. Contro le regole, create però dagli stessi politici che amano violarle. Contro l’opposizione addirittura, che non ha fatto assolutamente niente, visto che il centrodestra ha fatto proprio tutto da solo. 
Il pasticcio delle liste insomma capita nel momento giusto per compattare un pò gli elettori e distrarre l’attenzione dagli innumerevoli e gravissimi scandali che coinvolgono soprattutto i politici della maggioranza. In questo modo i persecutori della democrazia, quelli che censurano l’informazione e controllano il paese facendone strazio a loro piacimento, mirano ad apparire come i perseguitati. E’ una gigantesca idiozia che non ingannerebbe nemmeno un bambino in una nazione con un’informazione televisiva libera, dove l’opinione pubblica guarderebbe con sdegno a un decreto legge per cambiare le regole a proprio piacimento a partita in corso. Ma qui siamo in Italia, dove il nostro premier si fa le leggi come preferisce per salvarsi dai processi e questa storia verrà adeguatamente sfruttata per un nuovo attacco ai giudici, una nuova ferita alla sostanza della democrazia mentre continuiamo la nostra lenta, ma costante discesa nella dittatura. 

Francesco Defferrari

 
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