Un paese senza verità

Il resto del mondo non è in grado di spiegarsi come sia possibile che un primo ministro investito da scandali tanto gravi rimanga ancora al potere. La stessa incredulità è condivisa da molti italiani, ma per riuscire a capire come questo possa succedere basta osservare il funzionamento del sistema mediatico. In questi giorni infatti si è scatenata l’usuale offensiva berlusconiana per negare la realtà in televisione.

Riuscire a fare questo, quando si dispone di tre canali televisivi, riviste e giornali e pure di un certo controllo sulla televisione pubblica, è molto più facile di quanto si creda. L’intervento televisivo di Berlusconi, le interviste a Ruby e Sabina Began e le difese d’ufficio dei politici PdL che la televisione ha ospitato finiscono infatti per avere sul pubblico un impatto molto più forte di inchieste e intercettazioni. E’ sempre stato così per tutti i processi che hanno coinvolto l’attuale premier e che in altri paesi avrebbero segnato la sua fine politica, dalla corruzione ai sospetti legami con organizzazioni mafiose. Tutta la carriera politica di Berlusconi è stata costruita appunto sulla sostituzione della verità televisiva alla verità reale, ad iniziare dalla negazione del gigantesco conflitto di interessi che è causa e scopo di ogni cosa. Doveva essere ovvio fin dal principio alla classe politica italiana che se un uomo con un enorme potere mediatico ottiene anche il potere politico nulla sarà più in grado di spodestarlo.
Ma la politica italiana non ha mai agito per togliere a Berlusconi il suo potere televisivo quando ne ha avuto la possibilità e il risultato dopo 17 anni è un premier che non si dimette nemmeno di fronte a un’ipotesi di reato molto grave e anzi pianifica nuovi modi per imbavagliare l’informazione ed emanare leggi vergognose per salvarsi dalla giustizia. 
Molti giornalisti e molti politici non capiscono che un numero enorme di italiani ascolta principalmente soltanto la voce delle televisioni che appartengono a Berlusconi o che verso di lui hanno un atteggiamento compiacente e quindi percepisce quasi esclusivamente questa propaganda. Se sente parlare di inchieste, anche solidissime come quella in corso, non è comunque in grado di distinguere la verità dal racconto berlusconiano. L’Italia quindi resterà un paese senza verità ancora per molto tempo, forse per sempre visto che anche se il premier prima o poi sarà costretto a ritirarsi dalla politica o, più probabilmente, morirà infine di vecchiaia, la sua famiglia rimarrà comunque proprietaria di un impero mediatico in grado di condizionare la politica italiana per un tempo indeterminato. 
L’Italia è un paese senza verità e bisogna dire che in fondo lo è stato anche in passato, ben prima di Berlusconi, basta pensare alla stagione delle stragi e alla strategia della tensione. L’Italia è un paese dove chi è al potere non si fa scrupoli di mantenerlo con ogni mezzo e i cittadini sono in gran parte troppo ignoranti e disinformati per reagire. Così vanno le cose e così continueranno, a meno che il paese non sia travolto da una crisi economica tanto grave da aprire gli occhi persino agli italiani che oggi guardano soltanto la televisione.

Francesco Defferrari 

 
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