Il popolo della democrazia

Berlusconi e sostenitoriFinalmente una buona notizia anche dal popolo della libertà. Finalmente un barlume di ribellione anche all’interno dell’impero di proprietà di Silvio Berlusconi. Finalmente anche gli azzurri hanno ritrovato un pò di dignità e di amor proprio, rinunciando, per una volta, a sottostare alle volontà dei capi, o del capo in persona.

La buona notizia arriva dal Veneto, dove in primavera ci saranno le elezioni regionali. Nel centrodestra c’erano tre possibili candidati, il presidente in carica Galan (PdL), il ministro Zaia (Lega Nord) e il sindaco di Verona Tosi (Lega Nord). Sembra averla spuntata la Lega, forse con Zaia. Questo, è bene dirlo, non per volontà del popolo. 
Quel popolo, che sempre la destra usa come arma per giustificare le leggi anche più nefande (“il popolo lo vuole”, “siamo legittimati dal voto popolare”) non è stato ascoltato in questo frangente. Anzi, peggio ancora, non lo si è voluto ascoltare, nessuno ha proposto questa possibilità. Sono mesi che la sfida all’interno della coalizione verde-azzurra va avanti, ma nessuno si è posto il dubbio se non fosse il caso di organizzare delle primarie.
Fortunatamente però qualcuno si è ribellato. Diversi dirigenti del PdL veneto hanno infatti invitato Galan a presentarsi con una propria lista, assicurandogli il voto, in palese disobbedienza con gli ordini venuti dall’alto. Questa dichiarazione preventiva di ribellione è, secondo me, molto significativa.
E’ proprio questo che chiedevo l’altro giorno ai sostenitori del PdL. Ricordare a Berlusconi che non esiste solo lui. Che le elezioni e il sostegno popolare non lo legittimano a comandare come fosse un padrone o un imperatore. In democrazia si devono rispettare delle regole, delle leggi e dei poteri di contrappeso. 
La destra veneta ha scoperto cosa significa essere scavalcati da chi sta in alto e che, prima o poi, prenderà delle scelte che non vedono tutti d’accordo. A questo serve la democrazia. Mentre l’imperialismo berlusconista non permette alcun volere e alcuna idea al di là del dogma del padrone. Il risveglio (ancora flebile e dettato più dall’orgoglio che da altro) dei veneti è però significativo, perchè si parla di un popolo abituato ad assecondare sempre e comunque il padrone.
Mi auguro che questo piccolo disaccordo possa instillare nei berlusconiani più accaniti il dubbio che il modello imperiale e padronale che Berlusconi rappresenta e vorrebbe (in cuor suo) instaurare può andar bene in una piccola azienda, è dannoso in un grande gruppo imprenditoriale, ed è foriero di possibili violenze e malessere in politica. La gente ha assaggiato la democrazia e la libertà negli ultimi secoli. E difficilmente accetterà di tornare al modello imperiale. E, forse, anche i berlusconisti ci penseranno due volte prima di spingere in quella direzione.

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