Anche l’Idv è un partito italiano

De Luca con Di Pietro Anche l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro è un partito italiano e quindi vale quello che vale per tutti gli altri: la coerenza e l’onestà non sono tanto ideali assoluti ma piuttosto opportunità politiche da valutare caso per caso. Ecco come si spiega il fatto che il partito che ha fatto della legalità la sua bandiera abbia accettato di sostenere il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca per le elezioni regionali in Campania. De Luca, membro del PD, è stato rinviato a giudizio con gravi accuse di truffa ai danni dello stato.

La sua linea di difesa è basata sul fatto che gli abusi di cui è accusato sarebbero stati compiuti con l’obiettivo di salvare posti di lavoro. Ma a leggere meglio le carte processuali delle due inchieste in cui è coinvolto il sindaco di Salerno la realtà delle cose appare un pò diversa, e il sospetto più che altro è quello dell’utilizzo di fondi pubblici a beneficio di una rete clientelare di “amici” e “favori”. Praticamente la regola, in Italia. Motivo per cui i delegati dell’Idv non si sono scandalizzati più di tanto e hanno accettato di appoggiare questo candidato a governatore della Regione Campania. De Luca d’altra parte gode di grande popolarità come sindaco, è al suo terzo mandato e si è distinto per recupero urbanistico della città, opere pubbliche, raccolta differenziata, tanto che Salerno non è stata toccata dalla crisi dei rifiuti. Ed è sempre stato un oppositore di Bassolino, finito nella polvere appunto per la questione della spazzatura. Questo non significa che in città non ci siano voci critiche contro l’operato del sindaco di Salerno, accusato spesso di aver accentrato il potere nelle sue mani (dopo due mandati consecutivi è stato sostituito da uno stretto alleato e poi si è ripresentato per il terzo) e di aver guadagnato popolarità appunto con sistemi clientelari e con iniziative populiste contro il “degrado” condite da dichiarazioni che spesso hanno ricordato il razzismo di qualche pittoresco sindaco leghista dei piccoli comuni settentrionali. Nelle elezioni amministrative del 2006 infatti una vasta area del centrosinistra salernitano appoggiò un candidato alternativo a De Luca, che era già stato eletto deputato e infatti è poi risultato uno dei più assenteisti della legislatura, a causa dei suoi impegni di sindaco.
E’ pure vero che la scelta dell’Idv è comprensibile nel momento in cui si pensa alle alternative: i precedenti esponenti di punta del centrosinistra campano sono il governatore Bassolino e la presidente del consiglio regionale Sandra Lonardo Mastella, entrambi sotto inchiesta. Il primo per i rifiuti, la seconda per la sanità. Nel campo della destra troviamo invece il sottosegretario Nicola Cosentino, sotto inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa, con un cognato che è affiliato alla famiglia camorrista dei casalesi, e molti sospettano che l’attuale candidato della destra Stefano Caldoro sia solo una facciata presentabile che nasconde il gruppo politico dello stesso Cosentino.
Le alternative insomma erano limitate e come al solito è questa le regola in Italia, dove troppo spesso al momento del voto la scelta sembra sempre tra il peggio e il meno peggio. Eppure l’Italia dei Valori, sulla carta, mirava a dare un’immagine diversa da quella del solito partito italiano, libero in genere di ignorare la coerenza e l’onestà perché la maggior parte dei politici non sanno cosa siano, la stampa libera praticamente non esiste e i cittadini sono privi di coscienza civile. Ma in realtà al di là della propaganda, l’IdV ha i suoi limiti come gli altri partiti per quanto riguarda la coerenza, e non può essere altrimenti in un paese dove gli elettori non chiedono mai conto di nulla ai loro rappresentanti. E così oggi la scelta di appoggiare la candidatura di De Luca in Campania sembra proprio, per chi aveva sperato diversamente, la triste conferma che in fondo anche l’IdV è un partito proprio come gli altri.

Francesco Defferrari


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