Il governo inesistente

Da qualche tempo la copertura mediatica dedicata al premier, in genere estremamente presenzialista su tutte le televisioni e i media nazionali, è calata molto, tanto che per vari giorni è scomparso del tutto, una cosa accaduta molto raramente negli ultimi 18 anni e generalmente solo nei periodi in cui non era al governo. Sarà per la piccola caduta in bagno, sarà per la botta molto più grave della sentenza Mondadori che condanna il suo gruppo a pagare 560 milioni di euro alla Cir di De Benedetti, sarà magari perché la manovra economica in preparazione non si può vendere agli italiani in nessun modo.

Si tratta infatti di nuove tasse che vanno a colpire principalmente le persone normali e non toccano né gli sprechi e gli scandalosi privilegi della politica né gli ambienti dove si trova la vera ricchezza, come la finanza e le banche. Si tratta soprattutto di un momento di verità per l’attuale governo che in pratica ha dovuto ammettere di non aver mai avuto una politica economica degna di questo nome, a parte i tagli selvaggi alla scuola e allo stato sociale, di aver ignorato per tre anni la crisi mondiale e di non aver affrontato in nessun modo i numerosi problemi dell’Italia, come il debito pubblico, la disoccupazione, il precariato, l’eccessiva burocrazia.
Berlusconi ha sempre promesso grandi riforme ogni volta che si è presentato alle elezioni, soprattutto meno burocrazia e meno tasse, ma non ha mai mantenuto nessuna di queste promesse. Questo perché i suoi sono sempre stati governi inesistenti, scenari di cartone messi in piedi con due soli scopi, salvare il premier dai suoi processi e favorire in mille modi possibili le sue aziende. Ora però i processi vanno avanti, la sua azienda ha ricevuto una multa spaventosa per aver acquisito la Mondadori con la corruzione e i nodi dell’economia italiana sono venuti al pettine. Il nostro è un paese che ha perduto in pratica gli ultimi vent’anni perché è stato governato per la metà di essi dagli inesistenti governi di Berlusconi e per l’altra metà da governi incerti e incapaci di agire con coerenza e decisione. Tutto quello che hanno fatto è stato qualche timida e insufficiente riforma e un bel pò di condoni edilizi e fiscali. Nessuna vera riforma, nessuna idea valida per riformare un paese che da troppo tempo tira a campare senza pensare al futuro nemmeno a breve termine. 
Eppure non ci vuole un genio per capire cosa dovrebbe fare un paese come il nostro che non può più competere nella produzione e nell’industria con i paesi in via di sviluppo: dovrebbe valorizzare quello che ha di unico al mondo, la cultura e l’ambiente, e investire su quelle che possono essere le tecnologie del futuro, come le energie rinnovabili. Dovrebbe snellire la sua elefantiaca e parassitaria burocrazia. Dovrebbe insomma avere il coraggio di fare delle vere riforme. Purtroppo però era chiaro fin dal principio che l’attuale premier era soprattutto un buon pubblicitario. Ma dire che si farà qualcosa non è lo stesso che farla. 
Infatti in tutto questo tempo non ha fatto niente e, ora che è necessaria una manovra economica di emergenza per salvare il paese dalla rovina, probabilmente l’unto del Signore ha pensato bene di non farsi vedere perché ormai persino lui non sa più quale bugia raccontare. 

Francesco Defferrari

 
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