La scusa dei bambini

Berlusconi

Fare domande a un politico e aspettarsi che egli risponda in maniera esauriente è prassi normale del giornalismo indipendente in tutto il mondo tranne che in Italia. Ovviamente il politico può non rispondere, ma negli altri paesi del mondo questo sarebbe inaccettabile agli occhi dei suoi stessi elettori. Un politico che non risponde alle domande appare come una persona che ha qualcosa da nascondere.

Il nostro presidente del consiglio ha una vita privata un pò diversa da quella che ha presentato agli italiani nelle campagne elettorali, e di questo dovrebbe risponderne ai suoi elettori. Però in Italia, mentre tutto il mondo ne parla, le televisioni e i giornali vicini al governo cercano di ignorare la questione. Altri giornali invece la affrontano, e al presidente del consiglio questo non piace. Così querela un giornale perché ha fatto delle domande e ha riportato le notizie dei siti esteri.
Ma la cosa più interessante in tutto questo è quello che fa invece il giornale che appartiene al fratello del presidente del consiglio. Pubblica un articolo in cui si cita un rinvio a giudizio del direttore dell’Avvenire per molestie telefoniche e già che ci siamo paragona Berlusconi a Gesù Cristo, perchè entrambi sono stati crocifissi per “chiacchere” sul loro conto. Questo è lo stile dei media d’assalto in forza al nostro premier, che poi, come aveva fatto poco tempo fa quando il suo giornale aveva pubblicato insinuazioni su Cesa e D’Alema, interviene per dire che i suoi fedeli servitori hanno esagerato e bisogna rispettare la vita privata di tutti. Il teatrino serviva ad arrivare a questo, per l’appunto. Solo che la vita privata di un direttore di giornale ha un interesse pubblico molto minore rispetto a quella di un presidente del consiglio, soprattutto quando la vita privata di un premier è piuttosto diversa dall’immagine pubblica che lui aveva spacciato per farsi eleggere. 
Infatti i giornali internazionali seguono con molta attenzione le vicende private di Berlusconi mentre quelle di persone ignote all’estero ovviamente non suscitano in loro il minimo interesse. Ma gli “scoop” del giornale di famiglia vengono fatti solo per uso interno, con la somma finale che deve arrivare al punto “io non sono un santo ma anche gli altri non lo sono“.
Come i bambini beccati a commettere qualche dispetto che per sviare il rimprovero dei genitori raccontano che anche il fratello/cugino/amichetto ne ha combinato qualcuno. Ma in questi casi il genitore che non sia del tutto tonto lo capisce che è solo un modo per distrarlo e non ci casca. Gli elettori italiani invece ci cascano sempre. Probabilmente perché in genere i bambini non hanno a disposizione 5 televisioni e diversi giornali per ripetere fino alla nausea la loro improbabile scusa.

Francesco Defferrari

 
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