Fini e una destra moderna

L’Italia ha potuto assistere al cambiamento profondo che il Presidente Fini ha impresso al modo di essere del PDL, nell’ora in cui gli è stato possibile dimostrare le sue tesi. Un’assemblea non abituata a realtà che non fossero manifestazioni edulcorate e scontate, prima ancora, di avere inizio, ha dimostrato sofferenza ed una forte reazione del suo Presidente-segretario, il Premier che, palesamente, non accettava il “diverso“ che modificava l’iter di normalità a cui aveva abituato tutti: lui a parlare, gli altri a battergli le mani e ad osannarlo;

un’omogeneità, mancata definitivamente; la cortina di nebbia che separa i politici PDL dal loro Presidente, svanita sotto l’incalzare del politico-Fini, che si è trovato a tu per tu, come in una sfida vera, col grande Capo.
Nessuno, prima, aveva mai osato tanto: mettere in dubbio la linea e le decisioni del Premier !!!! Si sapeva che l’atmosfera potesse essere incandescente, ma, non fino al punto in cui si è manifestata. L’errore di Fini è stato quello di fondere il suo Partito, forte dell’11% dell’elettorato, con Forza Italia; il risultato è stato disastroso in termini politici; Fini perde i suoi colonnelli, che si sono fusi con il PDL, ma, perde quella base di politici con cui, meglio avrebbe potuto arginare l’avanzata della Lega, che macina Km ,nel proprio esclusivo interesse, racimolando, ad ogni tornata elettorale, voti provenienti dal suo alleato PDL. 
Nelle ultime elezioni regionali, la Lega acquista consensi, al nord, ed il PDL perde milioni di voti nel territorio, dimostrando di pagare cara l’assuefazione alla Lega e l’avere lasciato i temi della immigrazione e della sicurezza nella totale gestione politica del Senatur, che, dopo la tornata elettorale, si è sentito forte e sicuro di potere avanzare richieste incredibili, in termini di cariche, tipo il sindaco di Milano, in candidato premier o in termini di presentazione di una bozza, al Capo dello Stato, per le Riforme istituzionali, per mano di Calderoli. Il PDL è privo di una bozza di Riforme istituzionali, però, attacca le istituzioni affermando che vanno cambiate e che saranno cambiate; ma, la bozza di questo cambiamento non esiste; l’unica presentata in Parlamento è la bozza Violante, del PD.

E’ da mesi che Fini manifesta idee diverse, più europeiste e democratiche nella soluzione dei problemi degli immigrati; anche, se l’attuale legge porta il suo nome, la Bossi-Fini… Altri tempi, anche, se non è trascorso molto tempo. Fini, fondatore della Fondazione “Fare Futuro“, che, spesso, si è trovata a collaborare in sintonia con “Italianieuropei “, la fondazione di D’Alema, oggi, si trova su una prospettiva, di analisi e di risoluzione delle tematiche, non solo accettabile, ma pronta, come metodologia, al confronto aperto democratico, di tipo europeista.
Il suo intervento, in rapporto a quello degli altri interlocutori intervenuti, ha dimostrato un’analisi lucida, coerente ed in linea con l’acquisita nuova forma di coscienza democratica. Il PDL è “la fotocopia della Lega“ e si fa dettare l’agenda politica dal Senatur. Non c’è confronto, né dibattito all’interno del PDL; tutti sono assuefatti alle decisioni del Premier e nessuno osa contrastare. L’affermazione di Bondi, precedendo l’intervento di Fini, ha ribadito che nel PDL non ci sono “servi“. Infatti, può darsi che non ci siano servi, ma è certo che mancano dialogo, dibattiti e confronto tra i membri della Direzione nazionale PDL; che non ha mai avuto la possibilità di discutere problematiche; tutto si svolge nelle sedi private del Premier, alla presenza di pochi big.
Infatti, è la prima volta che un suo rappresentante-fondatore, si sia messo di traverso, interrompendo il “silenzio“ di tutti. Struttura del Partito chiusa e verticistica; incapacità di dialogo e di confronto; inesistenza di tesserati ed incapacità di radicamento sul territorio. Un Partito strutturato sullo sfruttamento dell’immagine del Premier: se c’è il Premier si vince se non c’è lui si perde.
Un Partito che si tronfia di essere popolo delle libertà, quando, le libertà sono solo scritte sulla carta; un Partito che ha speso molto del tempo politico per creare leggi intorno ad una persona, dimenticando i veri problemi della popolazione, che da sola ha dovuto affrontare la crisi. Attacco diretto da parte del quotidiano di appartenenza alla famiglia Berlusconi, il Giornale, alle posizioni di Fini, che ha incassato bordate gratuite per le sue dichiarazioni, non in sintonia con quelle del Premier. Come ad affermare per chi non l’avesse compreso che nel PDL regna il pensiero unico, e che la parola libertà è solo un optional.
Le inutili ronde e le battaglie intorno ad esse; il reato di clandestinità che non adegua l’Italia a quelle che sono i suoi veri principi e valori, basati sull’accoglienza e la solidarietà. Attacco al Premier che permette in Sicilia l’esistenza di due PDL, quello dei lealisti a e quello dei ribelli di Miccichè. Il fallimento della politica e delle alleanze con il governo Lombardo, che ha portato all’appoggio esterno del PD. Gli ultimi attacchi di Fini si indirizzano verso la richiesta di una rimodulazione del programma delle politiche del PDL, creato nel tempo che ha preceduto la crisi e che è inadatto ad affrontare e superare la crisi.
Non un attacco di Fini al Partito o direttamente al Premier; ma, l’apertura di una porta per un inizio di confronto democratico su tutte le tematiche; un coinvolgimento di tutti e non di qualcuno; un ritrovamento dell’identità PDL; una ripresa della posizione del PDL nei confronti della Lega, considerata alleata leale, ma tornacontista politicamente e capace di dettare l’agenda politica e di fare richieste sempre più importanti in termini di poltrone, governatorati, regioni, etc.
Una spaccatura profonda ed irreversibile; che non si sanerà e che condurrà a sicura divisione e, probabilmente, alla nascita di qualche nuovo e diverso soggetto politico. La paura che la minoranza finiana non permetterà forzature di mano al governo, in Parlamento, richiedendo, si spera, l’inizio di un confronto con il PD e le altre opposizioni, su tutti i temi, soprattutto, in fase, se ci sarà mai questa fase, di Riforme istituzionali. No a Riforme se non condivise. Si frantuma definitivamente il colosso di argilla di una pretesa omogeneità interna, che in realtà è durata solamente il tempo di un respiro: la dura realtà significherà necessaria apertura di un confronto che sarà, se si avvierà, ricco di contrasti e di conflitti; ma, necessario per affermare la democrazia.
I tanti politici PDL che affollano i Talk show televisivi, raramente hanno saputo ascoltare le tesi delle opposizioni politiche; i politici del PD vengono immediatamente interrotti, o scherniti con sorrisetti e girate di occhi, per creare loro difficoltà psicologiche o perdita del filo del discorso. Il non sapere ascoltare è l’indice di un’assoluta assimilazione negativa del modo di essere democratici. Abituati a non esser contraddetti, soffrono le analisi degli oppositori, creando sovrapposizioni di parole, contrasti brutti da ascoltare e vedere.
Il popolo delle libertà, il cui compito proviene dall’affermazione dei valori europeisti, che insieme alla Lega ha la responsabilità del governo, non ha saputo o voluto cementare l’unità e l’omogeneità tra i cittadini, ma li ha divisi e separati, con un parlare continuo alla pancia, che ha risvegliato fantasmi che il tempo sembrava avesse seppellito per sempre. Che ben vengano personaggi come il Presidente Fini, per imprimere alla stagnazione democratica, mummificata da arroganze soggettivistiche, un’energia novella di democrazia e di confronto democratico che è necessario, per la rinascita dell’Italia e degli italiani.

Cesare Pisano

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