Ma forse è troppo tardi

Fini e BerlusconiChe cosa è cambiato tra Fini e Berlusconi? Parecchio, si direbbe dagli ultimi e molto pubblici contrasti tra il premier e il presidente della Camera. Eppure dal 1994 al 2006 i due leader del centro destra sono sempre andati d’amore e d’accordo. E Fini non aveva grossi problemi nemmeno a collaborare con la Lega, come dimostra la legge Bossi-Fini del 2002, studiata per gettare nella clandestinità gli immigrati che perdevano il lavoro.

Infatti Lega e AN, anche se hanno sempre avuto posizioni molto distanti sul federalismo, hanno sempre condiviso una buona dose di propaganda contro l’immigrazione. Ma nell’ultimo anno Fini ha iniziato a prendere le distanze da Berlusconi e dalla Lega e ad avanzare continue critiche. Ovviamente le buone ragioni per farlo non mancano di certo. Il decreto sicurezza voluto dalla Lega è una legge persecutoria e razzista che peggiora parecchio le precedenti leggi di questo tenore, la Turco-Napolitano del 1998 (che già creava i “Centri di permanenza temporanea” e quindi introduceva nell’ordinamento italiano la prigione per non aver commesso alcun crimine, se non quello di esistere) e la già citata Bossi-Fini. 
Gli attacchi di Berlusconi alla magistratura e alla Costituzione si sono fatti sempre più violenti e il suo progetto di distruggere la democrazia limitando il potere giudiziario indipendente e svuotando di significato il parlamento è diventato sempre più palese. 
Gli scandali sessuali che lo hanno coinvolto e i suoi goffi tentativi per nasconderli hanno compromesso per sempre la sua già scarsa credibilità all’estero, cioè ovunque esista un’informazione libera. Le dichiarazioni dei pentiti di mafia al processo Dell’Utri e gli altri esponenti del PdL coinvolti in inchieste contro le organizzazioni criminali, come Cosentino e Di Girolamo, gettano più di un’ombra sulla sincerità del centro destra nella lotta contro le mafie. Un’impressione rafforzata dalle recenti parole di Berlusconi contro Saviano, che pure viene pubblicato dalla sua casa editrice, la Mondadori.
A proposito della Mondadori poi il processo Mills ha dimostrato come l’attuale presidente del consiglio abbia utilizzato la corruzione per acquisire il controllo dell’azienda. Insomma forse tutte queste vicende hanno spinto Fini e una parte del centro destra ad esprimere qualche dubbio sulla leadership di Berlusconi. Meglio tardi che mai.
Ma per una buona parte del PdL e per una buona parte degli italiani il leader non si discute. Nel caso degli italiani questo atteggiamento si spiega in gran parte con la mancanza di informazione, visto che il premier mantiene un preponderante potere mediatico grazie al quale ha nascosto gran parte di queste notizie, che avrebbero distrutto da tempo qualsiasi leader negli altri paesi democratici. Nel caso degli esponenti del PdL l’incrollabile fedeltà al leader si spiega più che altro con l’attaccamento alla poltrona.
E’ abbastanza chiaro che Berlusconi non è il genere di persona che accetta il dissenso e le critiche. Quindi o Fini verrò ricondotto in qualche modo all’obbedienza, o si arriverà a uno scontro decisivo tra i due alleati. Ma Berlusconi continua ad avere uno strapotere mediatico con cui può riuscire a mantenere il consenso nel paese e nel suo partito nonostante tutto. E infatti già da tempo l’informazione di regime si è scagliata contro Fini, colpevole di lesa maestà: anche lui, come il centro sinistra, avrebbe dovuto pensarci prima. Invece nessuno ha provato a fermare Berlusconi negli ultimi 15 anni, mentre utilizzava il suo potere sui media per far accettare all’opinione pubblica il suo racconto fantastico, quello in cui lui è un grande leader buono e innocente, ingiustamente perseguitato. E ormai una buona parte del parlamento è composto di suoi dipendenti, una buona parte della tv pubblica è nelle sue mani e una buona parte degli italiani crede a qualsiasi cosa lui dica senza dubbi o discussioni. E contro tutto questo, cosa può fare Fini?

Francesco Defferrari

 
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