Non è finita

Camuccini, Morte di Giulio CesareOrmai da tempo l’attuale politica italiana ricorda parecchio qualche classico brano latino che si studia a scuola, dove viene descritto un’imperatore corrotto e dissoluto che commette una serie di ingiustizie ed eccessi, ma nessuno degli oppositori è abbastanza forte o coraggioso per fermarlo, e quindi alla fine sono gli stessi alleati e amici dell’imperatore che, quando le sue follie diventano troppe anche per loro, decidono di sbarazzarsene.

Anche quelli che nella storia romana vennero considerati i peggiori imperatori, come Caligola, Nerone, Domiziano e altri, rimasero al potere fino a quando ebbero un numeroso gruppo di persone disposte ad appoggiarli per i grandi vantaggi che ne ricavavano. Ma quando questi vantaggi venivano meno o gli eccessi dell’imperatore diventavano troppo gravi, troppe orge, troppa corruzione, ecco che il gruppo di sostenitori iniziava a defilarsi e alla fine lo scomodo regnante veniva eliminato.
Oggi la politica per quanto simile nella sostanza, funziona in modo diverso nella forma: oppositori e amici infedeli non vengono più eliminati fisicamente come allora ma mediaticamente, la congiura di palazzo non sarà una serie di pugnalate ma un semplice voto di sfiducia, ma il punto è che gli atteggiamenti imbarazzanti di Berlusconi cominciano a stancare anche tutti i vari gruppi che lo hanno sempre appoggiato. Quella parte della destra che dà un pur minimo valore alla legalità, i cattolici che vogliono sia almeno preservata una morale di facciata, la Lega che vorrebbe progressi più rapidi nel federalismo, gli industriali che ormai si rendono conto che la politica di tagli sociali e condoni fiscali di Tremonti deprime l’economia senza creare sviluppo. Tutti questi gruppi si stanno stancando di Berlusconi e quindi la sua caduta potrebbe davvero avvenire prima della fine della legislatura. Ma certamente non è l’opposizione, debole e divisa, che può riuscire a cacciarlo. Tutti i tiranni, anche quelli da operetta, finiscono per cadere con una congiura di palazzo. 
Ma non sempre la caduta di un imperatore portava anche alla fine della sua dinastia nell’antica storia romana, se questa dinastia era in grado di mantenere le basi del suo potere. E allo stesso modo nell’Italia di oggi anche se Silvio Berlusconi fosse sfiduciato e costretto a dimettersi come premier, la principale base del suo potere resta saldamente nelle sue mani e in quelle della sua famiglia. Il controllo dell’informazione può continuare a condizionare la politica di questo paese anche per decenni, se un altro Berlusconi vorrà servirsene, o se vorrà appoggiare una parte politica piuttosto che un’altra, anche senza candidarsi di persona. 
Al tempo dell’antica Roma la stessa cosa avveniva con il controllo dell’esercito, che non ritornò mai in mano al Senato come ai tempi della Repubblica e quindi, anche se un imperatore veniva eliminato o moriva naturalmente, un altro ne prendeva subito il posto. L’autoritarismo aveva preso il posto della democrazia, per quanto imperfetta e limitata fosse la democrazia dell’Antica Roma, e l’Impero continuò nello stesso modo fino al suo crollo definitivo.
Il vero problema del paese è sempre il fatto che un solo gruppo privato controlla la gran parte dell’informazione italiana e ogni volta che qualcuno legato a questo gruppo o da esso appoggiato viene eletto al governo, di fatto costui controlla quasi completamente l’informazione. Questo basta per svuotare di significato la democrazia in Italia, ed è una situazione che perdura da molti anni. Ecco perché anche se davvero ci sarà una congiura di palazzo che toglierà di mezzo l’imperatore, questa non sarà affatto sufficiente per il ritorno della democrazia. 

Francesco Defferrari

 
Ordina libri, cd, dvd su Ibs e sostieni il sito

     

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>