Non è finita

La fine del governo Berlusconi è una buona notizia per l’Italia e su questo non ci sono dubbi. L’uomo che ha vinto tre elezioni con improbabili promesse non ha realizzato nulla di tutto quello che millantava e anzi ha aggravato la crisi strutturale del nostro paese. Inoltre, era ormai una barzelletta agli occhi del mondo intero. E’ riuscito però a realizzare l’unico scopo che abbia mai avuto, salvarsi dai processi in cui è imputato per la serie infinita di reati di cui è ed è stato accusato. Ed è riuscito anche a far prosperare le sue aziende e a mantenere il monopolio dell’informazione.

I poteri economici e finanziari che tirano i fili in Italia come nel resto del mondo gliel’hanno lasciato fare per anni e spesso lo hanno anche appoggiato a viso aperto, certamente perché ne avevano la loro convenienza. Berlusconi infatti è “sceso in campo” quando la vecchia classe politica era entrata in crisi per via di Mani Pulite e serviva a fare quello che è sempre stato fatto nella storia d’Italia quando le fogne della classe dirigente cominciano ad esondare con tutto il loro marciume: far finta di cambiare tutto per non cambiare niente. 
Dietro le promesse di liberalizzare, abbassare le tasse ed eliminare la burocrazia e dietro l’abuso spregiudicato dei sentimenti più razzisti e bigotti di una parte della popolazione c’era soltanto il progetto di macellare lo stato sociale, umiliare la cultura e la scuola e aumentare lo sfruttamento dei lavoratori con il precariato. Un progetto che è stato realizzato in gran parte e che verrà portato avanti, magari in forme leggermente più morbide, anche dal governo Monti. I partiti che erano all’opposizione e che ora magari andranno al governo non hanno programmi molto diversi e nulla fa pensare che si impegneranno davvero per creare una società più giusta. L’Italia è in crisi soprattutto per colpa della corruzione e dell’evasione fiscale, ma la crisi la pagheranno le classi medie e basse, non certo coloro che hanno in mano le leve del potere.
Berlusconi ormai aveva stufato persino i suoi servi e quindi ormai una buona parte della “classe dirigente” voleva arrivare alle sue dimissioni, ma anche quando non è al governo rimane un editore che possiede tre televisioni nazionali e un numero enorme di giornali e riviste. Con questi strumenti è ancora capace di condizionare l’opinione pubblica come nessun altro, fino al punto di ribaltare completamente la realtà, come ha fatto negli ultimi 18 anni. Se pure dovesse ritirarsi completamente dalla vita pubblica o fuggire all’estero la sua famiglia resterebbe sempre proprietaria di tutti questi mezzi di informazione e continuerebbe quindi a condizionare i cittadini italiani per i propri fini. La prima cosa da fare per cambiare le cose sarebbe quindi fare una legge che impedisca simili concentrazioni di potere nel mondo dell’informazione. Ma già si è capito che ci sono accordi sottobanco per non fare niente del genere. 
La seconda cosa da fare per cambiare le cose sarebbe una nuova legge elettorale, visto che con l’attuale il popolo non può nemmeno scegliere i suoi rappresentanti, ma sulla strada di una nuova legge o del referendum che pure ha ottenuto le firme necessarie, ci sono infiniti ostacoli burocratici e politici. 
La terza cosa da fare sarebbe iniziare a riequilibrare un po’ le profonde ingiustizie di questo paese e far pagare la crisi alla ricchezza finanziaria e ai politici invece che ai cittadini comuni che nulla hanno fatto per crearla, ma tutti sappiamo che in Italia i politici difenderanno i loro privilegi fino alla morte e i ricchi non esistono, perché nessuno è così stupido da pagare le tasse quando tutti quelli che possono non le pagano.
L’Italia del 2011 rischia quindi di essere proprio come quella del 1861, del 1946, del 1993: si cambia tutto, ma non si cambia niente.

Francesco Defferrari

 
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