L’ennesima vittoria della destra. Forse.

BersaniIl popolo della sinistra ha scelto: Bersani sarà il nuovo leader del PD, il partito più grande e dunque più influente della sinistra italiana. Più influente ho detto? A livello di gestione del potere sicuramente, politicamente molto meno e l’elezione di Bersani, secondo me, non farà altro che ampliare questa differenza.

Anzitutto vorrei far notare come l’elezione di Bersani sia ben vista soprattutto da destra. Non penso che sia solo per il fatto che ora potranno tranquillamente dare del comunista al segretario del PD senza aver paura di trovarsi di fronte un ex DC, in fondo esisteva pur sempre il termine “cattocomunista”.
Penso invece che a destra brindino per la politica che si appresterà a fare il neosegretario. Prima di analizzare quello che potrebbe essere il futuro del PD vorrei però sottolineare che secondo me Bersani è stato uno dei migliori ministri del governo Prodi e che, come amministratore, probabilmente è il migliore di tutto il PD. Resta da vedere come si appresta ad amministrare non solo l’Emilia Romagna o il suo dicastero, ma tutta la politica di alleanze e di opposizione che ora gli toccherà.
Il PD di Bersani e D’Alema non sarà più il partito a vocazione maggioritaria di Veltroni. Non si può dire che quel progetto abbia avuto successo a sinistra, ma bisogna vedere da cosa verrà sostituito. Se ora si faranno solamente delle alleanze con dei partiti o degli uomini politici coi quali si condivide un programma e degli obiettivi è un conto, ma se, come temo, si faranno alleanze con chiunque ci stia (UdC, S&L, Radicali, Di Pietro) solo per mettere assieme una formazione capace di battere numericamente la destra berlusconista allora significa che l’esperienza del governo Prodi e dell’Unione non è servita a nulla.
Quel governo perse l’appoggio degli italiani molto prima che gliela togliesse Mastella per il semplice fatto che era diviso su qualsiasi cosa: diritti civili, laicità dello stato, gestione della politica economica, gestione della politica estera e chi più ne ha più ne metta.
Come si farà a far convivere la laicità dello Stato e i diritti civili con l’alleanza con l’UDC, un partito dichiaratamente omofobo e che si propone di difendere a spada tratta i privilegi della religione cattolica?
Non mi si venga a dire che fare alleanze con altri partiti non significa fare anche la loro politica. Francamente faticherei a credere a un Bersani che, per convincermi a votarlo mi dice che lotterà per i diritti civili e per eliminare qualche inaccettabile privilegio del Vaticano e del cattolicesimo poi si allea con l’UDC. Lo stesso vale per il tema della legalità. Mi vieni a dire che lotti contro la mafia e poi ti allei con Cuffaro? E magari eviti, per calcoli di potere, di fare una seria pulizia morale all’interno del PD stesso?
Il dialogo con la destra poi mi fa davvero sorridere. Sono anni che si parla di dialogo, ma sin’ora il dialogo è stato che la destra proponeva qualche amenità, il PD si opponeva e la destra faceva ciò che voleva ugualmente. A me il dialogo sa tanto da inciucio o da accordi sottobanco tipici della prima repubblica.
Un conto è fare opposizione mettendo in risalto gli aspetti negativi dei provvedimenti della destra, facendo presente quali sono le idee e i bisogni degli elettori di sinistra, un conto è accettare di regalare una nazione intera a Berlusconi in cambio di un piatto di lenticchie. Spero poi che Bersani non ceda alle lusinghe del PdL in merito a una tregua relativa alle critiche verso la persona stessa di Berlusconi e ai suoi problemi con l’opportunità che sia lui il rappresentante della destra a governare l’Italia.
Ovvero, in parole povere, spero che Bersani non si dimentichi di far notare il conflitto di interessi, i discussi rapporti di Berlusconi e dei suoi uomini con la mafia, i fatti accertati in merito alle frodi, alle corruzioni, alle evasioni fiscali di cui Berlusconi si è reso protagonista. Secondo è un fatto di primaria importanza avere uomini onesti alla guida di un paese.
Veniamo poi al modello politico ispiratore di D’Alema, e dunque di Bersani: la socialdemocrazia tedesca. Si, proprio quella che si è presa una bastonata storica poco meno di un mese fa, a causa propria della tendenza ad assumere posizioni neo-liberiste per ottenere la legittimazione della destra. Una fissa questa della legittimazione della parte avversa che davvero mi sfugge: serve davvero il beneplacito dei neoliberisti per fare politica? Serve il consenso di Berlusconi e dei berlusconisti per governare l’Italia? O ognuno ha il diritto di fare la propria politica pur tenendo sempre conto delle minoranze e dei loro bisogni?
Se la sinistra deve andare al governo alleandosi con l’UDC e coi neo-comunisti solo per fare politiche di destra allora è meglio che governi direttamente la destra.
A mio avviso il PD e la sinistra europea in generale dovrebbero avere più convinzione e più fiducia nelle proprie idee e tentare di convincere gli elettori che il modello da loro proposto è quello migliore o adatto a questa situazione storica. Copiare dalla destra non porta ad alcun risultato, almeno per noi elettori. Che poi si traduca in potere e accordi politici, questo senza dubbio. Ma alla lunga sarà la strategia perdente della sinistra e del PD in particolare.
Per questo, in fondo, sono contento della vittoria di Bersani. Con lui il processo di morte del PD e della sua classe dirigente potrebbe accelerare e liberare così lo spazio per una forza liberalsocialista che dia nuova linfa alla politica e all’Italia in generale, una forza davvero capace di contrastare il berlusconismo e il neo-liberismo, ovvero quella tendenza a conservare il potere esistente a scapito dei più deboli.

 

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