E il berlusconismo?

Il leader Udc Casini con BerlusconiChi non si ricorda di Giulio Andreotti? Il Divo, Belzebù, il sette volte presidente del consiglio, la memoria storica della Repubblica italiana. Una persona davvero abile in politica, su questo non c’è dubbio. La sua corrente non era mai quella più forte all’interno della DC, eppure lui era sempre al centro dell’attenzione, è sempre stato al governo, più volte anche come presidente del Consiglio.

Come faceva, però, un uomo che godeva della corrente più debole a essere anche così influente, tanto da sopravanzare tutti gli altri capi della DC?
Normalmente chi ha potere ce l’ha perchè ha i numeri, perchè il popolo è dalla sua parte. Berlusconi ce lo insegna. Andreotti però no. Egli era l’uomo più potente della DC e, al contempo, quello con meno voti e con la corrente più debole. I voti che Andreotti riusciva a conquistare erano dovuti fondamentalmente alle posizioni di potere che egli aveva. Avendo potere la gente aveva bisogno di lui, dunque lo votava. E all’interno del partito la sua figura incuteva timore e reverenza. Era difficile dire di no ad Andreotti.
Andreotti era potente e allo stesso modo era potente la sua corrente. Già allora si sospettava che Andreotti fosse dietro a molti avvenimenti della storia d’Italia che vedevano coinvolti i servizi segreti, la mafia, il terrorismo, i poteri forti, la Chiesa e quant’altro. Non importa se queste accuse siano o meno veritiere o dimostrabili. Anche se fossero tutte delle falsità esse non hanno mai fermato Andreotti, il quale probabilmente incuteva timore e reverenza anche per queste dicerie sul suo conto. Il segreto di Andreotti dunque era quello di utilizzare il potere per ottenere voti, e non il contrario.
Oggi Andreotti non è più il protagonista incontrastato della politica italiana, la DC non esiste più e i loro discendenti, l’UDC di Casini, naviga attorno al 6% dei consensi. Ma la politica italiana si sta muovendo, e molto, come non era mai successo dal 1992. Tutti hanno la sensazione che Berlusconi abbia le ore contate. I poteri forti potrebbero essersi stancati delle sue uscite e del discredito che egli dà alla nazione. C’è però bisogno di trovare un sostituto che piaccia alle masse e che consenta ai conservatori di mantenere il potere. Infatti, nonostante l’insussistenza della sinistra, essa è comunque pericolosa nel caso Berlusconi si faccia da parte.

L’UDC potrebbe forse essere quella piattaforma adatta a governare il paese nei prossimi anni. Simile al PdL per valori (difesa dei privilegi della Chiesa, ipergarantismo nei confronti di politici e grandi imprenditori, una piccola dose di populismo) ma più presentabile in quanto a (presunta) serietà e coerenza, potrebbe trovare l’appoggio di molti delusi della seconda repubblica e intercettare il voto dei moderati. Infatti quasi tutti gli uomini politici si stanno avvinando a Casini e ai suoi. Da Fini a Bersani a Rutelli, tutti stanno corteggiando l’UDC.
Nei prossimi mesi vi saranno le elezioni regionali e l’UDC si sta coalizzando regione per regione con chi, presumibilmente, vincerà le elezioni. A me questo atteggiamento ha ricordato proprio come quello di Andreotti. Prima l’UDC conquisterà parte del potere locale, attraverso le elezioni regionali e amministrative. Una volta conquistata qualche poltrona potrà più facilmente dirottare verso di sè i voti, esattamente come faceva Andreotti. Nel frattempo la leadership di Berlusconi si eroderà ancora di più. 
Alla fine resta solo da capire chi sarà il frontman della nuova DC. Fini, l’ex fascista che si è ripulito presiedendo la Camera e ripudiando Berlusconi quando egli ha cominciato a esagerare? O Rutelli, l’eterno indeciso? O Bersani, il pratico economista di sinistra? O, più probabilmente, un altro imprenditore prestato alla politica? 
Resta solo da capire una cosa. Chi ha a cuore la libertà, la laicità dello Stato, la lotta ai privilegi, la lotta alla mafia e alla corruzione, a chi si rivolgerà? Non certo all’UDC, che sarà una revisione della DC e del PdL. Alla fine cadrà Berlusconi, ma il popolo di sinistra potrà ritenersi soddisfatto? O vi sarà un altro che farà la stessa politica, magari avvantaggiando qualcun altro? In sostanza, Berlusconi cadrà, ma il berlusconismo?

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