E adesso PD e opposizioni cosa faranno?

Il duro colpo inferto dal Presidente Fini all’immagine di Berlusconi, nella movimentata Direzione Nazionale del PDL, ha aperto una breccia a favore delle forme democratiche del sistema politico della maggioranza; ha rotto l’unidimensionalità di pensiero, basato sul verticismo; ha intaccato definitivamente quel modo di essere della struttura di tipo padronale del Partito, dentro la quale mai si era manifestata la voce del dissenso al suo leader.

Questo provocherà, nel tempo di verifica delle Riforme o, prima ancora, alla prossima discussione, martedì alla Camera, per la costituzione di un reddito per i lavoratori, a cui scadono gli ammortizzatori, estensibili a coloro che ne sono sprovvisti, possibili nuovi scenari, imprevedibili e difficilmente arginabili: una rottura definitiva tra Lega e PDL, nel caso il senatur non si sentisse garantito dalla presenza del “nemico“ Fini; la decisione di rimettere il tutto alle urne, confidando nella figura vincente del Premier; la richiesta di estromettere dal Partito Fini, cosa assai improbabile, ma sul quale la Lega potrebbe porre le sue condizioni.
Gli scenari possibili sono delle nubi abbastanza dense che, dentro le problematiche aperte da tempo dalla crisi economica, e mai risolte da una politica vera di contrasto da Tremonti, diventano veri macigni che aprono a tante realtà. Che il PDL possa continuare a macinare la sua politica all’ombra della Lega, che ha sempre dettato l’agenda, non sarà più possibile.
Che il PDL si dibatta all’insegna dell’individualismo assoluto e contro il rifiuto del confronto parlamentare, credo che sarebbe un tentativo da non percorrere; si aprirebbe un’altra porta pericolosa: lo scontro parlamentare tra opposizioni e la maggioranza; ma, una maggioranza dentro cui si agita il tarlo della richiesta del confronto democratico dei finiani. Un’arroganza politica della maggioranza che da oggi, sono certo, non passerà; il senso dell’intervento di Fini volge verso questo tipo di soluzione: un netto stop a forme autoritarie-legalizzate dallo smodato uso e abuso della richiesta della fiducia, nel silenzio, fino adesso, degli stessi finiani.
Ma, adesso tutto è diverso; dopo l’attacco alla corazzata, lo svolgimento naturale induce verso questo tipo di soluzione: stop alla richiesta della fiducia. Se si verifica, ed è una cosa normalissima di democrazia parlamentare, assisteremmo ad un vero confronto, magari molto animato, ma un confronto vero che metterà alla prova, di volta in volta, la maggioranza. Un problema, non solo per il PDL, non abituato a queste forme di democrazia parlamentare, ma, soprattutto, della Lega, nei momenti in cui si dovranno affrontare i vari decreti attuatici per ogni Regione, per potere attuare il Federalismo; fiore all’occhiello di tutta la politica leghista; un problema a cui Bossi tiene molto e per la qualcosa è disposto a tutto.
Ma, dal Nord al Sud tutte le Regioni hanno una diversa capacità di produttività e di risorse; per cui necessita, ed è stato ribadito da Fini alla Direzione, un approccio diverso, per evitare il disastro economico delle Regioni del Sud, non, ancora, pronte per amministrarsi in modo autonomo ed autosufficiente: l’Italia si spaccherebbe in due tronconi, con disastri irreversibili.
E’ un discorso, questo che l’istinto separatista leghista non vuol digerire. Se si aprirà il tempo delle Riforme istituzionali cominceranno i problemi per il PDL; infatti, il Partito del Premier non ha una sua bozza di Riforme Istituzionali. La Lega ne ha una per suo conto e tornaconto, con un tentativo di presentazione-veloce, da parte del ministro Calderoli al Capo dello Stato, e con conseguente arrabbiatura del Premier. Al Parlamento, attualmente, è depositata la bozza Violante, del PD.
Dinnanzi a questo prevedibile scenario la Lega diventa l’ago del bilancino; se il senatur si dovesse convincere che la perduta serenità, in termini di richiesta della fiducia, fosse venuta meno e se i numeri della stragrande maggioranza non potrebbero assicurare la forza parlamentare, per potere proseguire, nell’attuazione della propria politica, deciderebbe, certamente, la via delle elezioni anticipate. Scenari possibili ed imprevedibili; il velo del mistero potrebbe essere eliminato, già, fin dalla prima riunione alla Camera, martedì prossimo. I fatti politici di grandissimo rilievo, che ora si trovano sul tavolo della politica italiana, porta, non solo a riflettere, ma, soprattutto, ad agire.
 Il PD, nelle dichiarazioni del Bersani, sottolinea la possibilità di “un’accelerazione“ pericolosa da parte di Berlusconi e Bossi; contro la quale si temono azioni di forza, con derive autoritarie, visto la stragrande maggioranza ed il forte tornacontismo politico leghista, ma, anche, la ferita da sanare, di fronte gli italiani ed in difesa dell’immagine, definitivamente intaccata del Premier, abituato ad attaccare ed a non essere attaccato.
Colloqui, verifiche, previsioni da parte di Bersani, che sta dandosi da fare per incontrare gli esponenti di un possibile “Accordo strategico nazionale “ per tirare fuori l’Italia dalla palta in cui è, e dall’insensibilità della maggioranza verso gli interessi veri di tutti i cittadini, a cominciare dai problemi sociali irrisolti e dimenticati Si sono trovati subito i miliardi per sanare le sanità del Lazio, Campania e Calabria; per i problemi sociali non ci sono mai soldi !!!!!
Un Patto tra tutti coloro che si ritrovano in sintonia per costruire un muro democratico, contro ogni forma di deriva di tipo plebiscitario. Un incontro storico tra i maggiori esponenti del mondo democratico sociale, economico e politico. Un nuovo “Compromesso storico“ per salvare la Costituzione e la democrazia, libera di esprimersi in tutte le sue forme senza i limiti di una censura politicamente finalizzata. Un’estensione della proposta di accordo all’attuale posizione dei finiani e di Fini, che ha iniziato la costruzione del muro democratico da opporre a tutte le forme monolitiche del potere partitico, della non democrazia, del non dibattito e confronto, contro le derive padronali e plebiscitarie, che potrebbero scivolare verso forme, nelle quali la democrazia rischierebbe di rimanere dentro un cono d’ombra, per molto tempo.
Un accordo limitato alle difficoltà istituzionali del momento, ma non estensibile per una possibilità di governo nazionale. Per il PD Fini, resta sempre un politico della destra moderna e democratica, con cui è possibile confrontarsi, ma non governare. Nell’anniversario del 25 aprile, giornata di grande festa per la democrazia e la Rinascenza dell’Italia dall’oscurantismo e dalla repressione del duro fascismo e dell’attacco all’uomo nella sua dignità; dagli alti valori della resistenza e del sangue dei nostri padri, si possa ergere l’orgoglio della nazione vera, verso la costituzione sinergica di una forza nuova democratica, che sappia compattarsi ed unirsi per fondere, in un’unica azione politica, le diversità esistenti, in una sinergia per arginare le ombre che si stanno addensando, pericolosamente.
Un NUOVO MOVIMENTO DI RESISTENZA italiana tra diversi, se necessario, ma con l’unico fine di abbattere ogni forma e tentativo di ridurre l’Italia a qualcosa di somigliante ad un paese autoritario nella gestione del potere, che una massa assonnacchiata potrebbe affidare ad un solo uomo. L’Italia, è già passata disastrosamente da un simile baratro; gli italiani democratici e liberi conoscono la possibilità che tempi bui potrebbero arrivare; pertanto, a nessun italiano potrà essere concesso di assumere poteri che non siano in armonia ed in equilibrio con il bilanciamento di forze, tra le varie Istituzioni, che, secondo la Costituzione, devono essere armonici ed in assoluto equilibrio tra loro. Un conto è riformare le Istituzioni, là dove vi sia condivisibilità da parte di tutte le forze tra maggioranza ed opposizione; un altro è insistere su forme di presidenzialismo fortemente autoritario, la cui provenienza sarebbe una specie di elezioni plebiscitaria che darebbe ampi poteri ad un solo uomo.

Cesare Pisano

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