Laboratorio di dittatura

Berlusconi in tvMussolini fu un esempio per il mondo: decine di dittatori fascisti, soprattutto Hitler e Franco, si ispirarono a lui per prendere e conservare il potere. Anche Berlusconi, nel suo piccolo, può diventare un esempio negativo per il mondo, il secondo modello di dittatore prodotto in Italia in meno di un secolo. Il suo regime mediatico infatti dimostra come è facile mantenere il potere quando si ha il controllo quasi totale dei mezzi d’informazione.

Nonostante sia sempre stato plurindagato dalla magistratura e ultimamente anche travolto dagli scandali, Berlusconi infatti ha sempre mantenuto la sua popolarità semplicemente perché la maggioranza degli italiani sa poco o niente di queste inchieste e di questi scandali. All’estero infatti, dove le televisioni dicono la verità su di lui, la sua credibilità è vicina allo zero, mentre in Italia è altissima. Non è un caso, è tutto merito del controllo sull’informazione.
Chi pensa che l’allergia degli italiani per la legalità e la giustizia e l’incapacità dell’opposizione siano ragioni determinanti del successo di Berlusconi si sbaglia di grosso. Questi elementi hanno certamente contribuito a farlo eleggere tre volte, così come le sue promesse populistiche, ma la sua permanenza al potere è fondata principalmente sul monopolio dell’informazione. Lo dimostra l’impegno con cui attacca le poche trasmissioni televisive che non sono ancora sotto il suo controllo. Infatti proprio dal controllo della televisione è nato il potere di Berlusconi, e solo ampliando questo controllo il suo potere può mantenersi e crescere. 
Internet infatti per Berlusconi è irrilevante: gli elettori che si informano in rete sono soltanto una piccola minoranza consapevole che in gran parte non lo voterebbe comunque. Le radio e i giornali pure sono marginali e suscitano scarse preoccupazioni. Anche i quotidiani di ampia circolazione vengono letti principalmente da chi sceglie di comprarli e vorrebbe conoscere a fondo la situazione del paese. Il potere della televisione è immensamente più grande e soltanto la scarsa intelligenza politica di Berlusconi e i troppi misfatti che deve nascondere gli hanno impedito di ottenere e consolidare una popolarità anche maggiore di quella che ha. Ma purtroppo per lui e fortunatamente per l’Italia Berlusconi non è riuscito a sfruttare appieno il suo potere mediatico, semplicemente perché ha troppe debolezze. Il suo eccessivo interesse per le donne, i suoi rapporti compromettenti con la mafia e la finanza allegra delle sue aziende hanno permesso alla magistratura e all’opposizione di trovare un’infinità di motivi per contrastarlo. Non perché, come lui dice, complottano unite contro il suo governo. Ma semplicemente perché magistratura e opposizione alla fine non possono evitare di fare il loro lavoro, anche se gran parte dell’opposizione ci ha provato in ogni modo
Il presidente del consiglio pretende di poter violare tutte le regole civili, legali e morali del paese senza che nessuno gli dica nulla. Una pretesa tipica dei dittatori, per il momento ancora limitata dall’esistenza di una Costituzione scritta appositamente per difendere la democrazia. La Costituzione però può sopravvivere soltanto se i cittadini sono disposti a difenderla, e una gran parte degli italiani, plasmati dalla propaganda del capo, è già più che disposta a scegliere Berlusconi invece della democrazia.
Tutto in Italia si tramuta facilmente in farsa. Anche Mussolini in fondo era un dittatore da operetta rispetto ai suoi imitatori, che lo hanno certamente surclassato per ferocia e massacri. Ma era comunque un dittatore che ha fatto uccidere molti oppositori, emanato leggi razziali e trascinato l’Italia quasi alla totale rovina con una guerra assurda e inutile.
Berlusconi ne ha combinate talmente tante da risultare ridicolo agli occhi del mondo, e nemmeno il suo strapotere mediatico può riuscire a nascondere ogni cosa. Ma resta il fatto che lo strapotere mediatico continua ad averlo, e quindi è perfettamente in grado di restare al potere ancora per molto tempo e trascinare l’Italia con sé nella rovina

Francesco Defferrari

 
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