Intercettazioni, l’Osce avvisa: “ddl fuori dagli standard”

Berlusconi_IntercettatoIl clima nel Pdl è sempre più teso sul tema intercettazioni. Il provvedimento ora inizierà il suo iter alla Camera. Doveva essere un’approvazione rapida, ma i mal di pancia nella maggioranza sono usciti allo scoperto e dopo le ultime critiche ricevute (tra cui quelle da parte dell’Osce) sembrerebbe che il Premier abbia cambiato strategia. Nessuna corsa all’approvazione in tempi rapidi del ddl e possibilità di apportare modifiche ai punti controversi del provvedimento.

La notizia si è diffusa nel pomeriggio, dopo il nuovo vertice del Pdl a Palazzo Grazioli. Un vero e proprio cambio di strategia, dunque, su un provvedimento che sta molto a cuore alla maggioranza. Anche se agli italiani (alle prese con la disoccupazione e la crisi economica) non interessa per nulla.
Il cambio di rotta di Berlusconi sarebbe arrivato dopo che all’interno del suo partito si erano levate molte voci contrarie a questa corsa all’approvazione della legge. Prima Fini, poi addirittura Bossi, che non aveva escluso la possibilità di modifiche al provvedimento tramite emendamenti. Forse Berlusconi ha semplicemente pensato che mettersi contro anche tutti i suoi alleati poteva essere rischioso, quindi meglio assicurare che il dibattito ci sarà e che la legge potrà essere migliorata.
Intorno al Presidente del Consiglio le voci contrarie al provvedimento sono molte, anche se le televisioni di regime preferiscono non parlarne. Perché per tutelare la privacy di un solo cittadino questa legge non permetterà più il libero esercizio della professione giornalistica, non permetterà più lo svolgimento di molti processi penali, favorirà la latitanza dei mafiosi e renderà sempre più ignari i cittadini su cosa accada nei piani alti del potere.
Tanto che anche l’Osce, l’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, ha bocciato il ddl sulle intercettazioni. Il provvedimento “potrebbe seriamente ostacolare il giornalismo investigativo in Italia”, ha detto ieri Dunja Mijatovic, responsabile Osce per la libertà dei media.  Soprattutto perché, come continua la Mijatovic, la legge non rispetta le raccomandazioni dell’Osce in quanto proibisce l’uso di alcune fonti confidenziali e materiali, necessarie per indagini giornalistiche. Il provvedimento, quindi, “indica un atteggiamento volto a criminalizzare il lavoro giornalistico”. Arriva quindi la seconda bocciatura internazionale dopo quella del Dipartimento di giustizia americano.  Bocciature che pesano perché non possono essere ricondotte a voci dell’opposizione, a esponenti “comunisti”, ma arrivano dall’estero dove l’Italia è vista sempre più come un Paese alla deriva. Così il governo accoglie come un trauma la nuova bocciatura dall’Osce. Ed è arrivata subito la posizione ufficiale della Farnesina che ha definito “inopportuno” quest’intervento.
La rappresentante dell’Osce ha bocciato in particolare alcuni punti del provvedimento: il divieto di pubblicare atti di indagine prima dell’inizio del processo, divieto che se violato condannerebbe gli editori a multe fino a 450.000 euro e 30 giorni di arresto e multe fino a 10.000 euro per i giornalisti (oltre alla possibilità del carcere) che pubblicano le intercettazioni prima del termine dell’inchiesta, e addirittura il carcere per chi, non essendo “giornalista professionista”, registra o filma la conversazione con una persona senza il suo consenso.
Oggi il vice rappresentante dell’Osce per la libertà dei media, Roland Bless, ha precisato, dopo tante critiche ricevute, che non c’era nulla di strano nel monito lanciato dalla Mijatovic e che “è normale e consueto che l’istituzione faccia sentire la sua voce nei processi parlamentari”.  Certo, ha poi aggiunto, il Parlamento italiano è sovrano e indipendente, ma “deve sapere che questa legge, se passa, non è in ottemperanza con gli standard Ocse”.
L’Europa non può permettere a uno Stato membro di mettere a repentaglio la sicurezza nazionale e internazionale con una legge degna più di un regime che di una democrazia.
Era l’ultima possibilità. Ora, però, è di nuovo tutto in mano ai nostri politici.

Marianna Lepore

 
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