Giustizia senza potere

palazzomarescialli100609L’opposizione aveva fatto un ultimo tentativo per bloccare l’approvazione con voto di fiducia del ddl sulle intercettazioni scrivendo un appello al Capo dello Stato. Era l’ultima possibilità per bloccare il bavaglio alla stampa. L’opposizione denuncia che su un provvedimento che tratta di sicurezza dei cittadini, privacy e libertà di informazione, diritti tutelati dalla Costituzione, il governo metta la fiducia «per impedire a deputati leghisti ed alcuni settori di An di manifestare il proprio dissenso con il voto segreto». 

Ma alla fine la Camera ha dato il via libera al ddl. Ora, quindi, conviene cercare di capire che cosa cambierà. Le investigazioni saranno limitate visto che l’ascolto telefonico, ambientale, da mezzo di ricerca della prova si trasforma in strumento di completamento della prova già acquisita e quindi da mezzo principale dell’acquisizione delle prove diventerà un optional. Il limite massimo delle intercettazioni sarà di soli sessanta giorni, molto poco visto che a volte solo per codificare il linguaggio degli interlocutori si impiegano settimane. Una scelta che “vanifica gli sforzi investigativi delle forze dell’ordine e degli uffici di procura” come inutilmente ha avvertito il Consiglio superiore della magistratura.

La maggioranza ha poi pensato di estendere la regola sugli atti giudiziari coperti da segreto anche agli atti non più coperti dal segreto “fino alle conclusioni delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”. Il giornalista non potrà più fare veramente la cronaca di quello che accade. Non potrà più raccontare i fatti, non solo quelli che riguardano i politici ma anche quelli che coinvolgono più da vicino i cittadini come i casi di malasanità o di corruzione negli uffici pubblici. Potrà esercitare il diritto di cronaca solo quando la giustizia, purtroppo da sempre troppo lenta, avrà concluso l’udienza preliminare. Quindi quattro o sei anni. Se tutto va bene. Nel frattempo il comune cittadino avrà, forse, scontato sulla sua pelle la malasanità.

Il cronista potrà decidere di violare la legge, ma sarà sospeso per tre mesi dall’Ordine e subirà una condanna penale da sei mesi a tre anni di carcere, che potrà trasformarsi in sanzione pecuniaria. Come se non bastasse c’è anche una punizione economica per l’editore. Per ogni “omesso controllo” potrà subire una sanzione pecuniaria da 64.500 a 465mila euro. Come a dire che l’editore farà di tutto per frenare la sete di notizie del reporter. Però il Capo sarà riuscito nuovamente a tutelare se stesso e i suoi amici. E l’importante per il bene pubblico non è aiutare i cittadini, risolvere la crisi economica, aiutare i disoccupati. No, l’importante è tutelare i potenti dalle intercettazioni.

Quando si costringe la stampa al silenzio.

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Marianna Lepore

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