Mafia, condanna per Marcello Dell’Utri

MarcellodellUtri_condannaAppelloQuesta mattina alle 10 in punto nell’aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo, dopo cinque giorni di camera di consiglio, i giudici hanno letto la sentenza d’Appello per Marcello Dell’Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. L’ideatore di Forza Italia è stato condannato a sette anni. Pena ridotta quindi rispetto alla precedente condanna a 9 anni, ma nessuna assoluzione.

Per i giudici della seconda sezione della Corte d’Appello di Palermo, Marcello Dell’Utri è colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa solo fino al 1992. In quegli anni i giudici certificano che il senatore è stato effettivamente in rapporti con Cosa nostra. Dal 1992 in poi, invece, è da assolvere perché “il fatto non sussiste”. La riduzione della pena, quindi, sarebbe dovuta all’inesistenza del reato dal 1992 in poi, non a un’eventuale interpretazione di non colpevolezza.
La corte d’appello, quindi, ritiene provato che Dell’Utri intrattenne stretti rapporti con la vecchia mafia di Stefano Bontade e poi, dopo il 1980, con gli uomini di Totò Riina e Bernardo Provenzano, almeno fino alla stagione delle stragi di Falcone e Borsellino, nel 1992.
Il pm Nino Gatto aveva chiesto una condanna più alta di quella inflitta in primo grado, facendo un appello finale ai giudici in cui diceva che con questa sentenza “è il potere a essere giudicato” e aveva ricordato che con una giusta sentenza si poteva forse comprendere meglio cosa c’era dietro ai fatti che hanno insanguinato il nostro Paese dal 1992 in poi.
La sentenza che quindi riconosce lo stretto rapporto tra Dell’Utri e la mafia, almeno fino al 1992, non ha mancato di suscitare numerose reazioni nell’ambiente politico. Dalla maggioranza sono arrivate molte dichiarazioni di soddisfazione, perché in tanti sperano in una successiva assoluzione in Cassazione, vista già la riduzione della pena. Eppure teoricamente dovrebbe essere grave che diversi uomini politici leggano come positiva la sentenza di condanna per concorso esterno in associazione mafiosa di un loro collega.
Secondo Italo Bocchino, vicecapogruppo Pdl alla Camera, “La sentenza su Dell’Utri smonta il teorema tutto politico di un collegamento tra le stragi mafiose e la nascita di Forza Italia”. A sostegno delle dichiarazioni di Bocchino si sono alternate tutto il giorno altre dichiarazioni soddisfatte degli esponenti del Pdl. Proprio sull’inspegabile soddisfazione della maggioranza su una sentenza di condanna per Dell’Utri sono arrivate le dichiarazioni da parte di esponenti dell’Italia dei Valori. Antonio Di Pietro ha detto: “Anno più, anno meno, il fatto resta quello. Che Marcello Dell’Utri ha avuto rapporti penalmente rilevanti con la mafia”, e si è augurato che Berlusconi ora non faccia ministro anche lui. Il Pd ci impiegherà qualche ora per dichiarare, attraverso il senatore Giuseppe Lumia, che Dell’Utri “è stato condannato anche in secondo grado su fatti pesantissimi”. Le organizzazioni giovanili del Pdl, però, non la pensano come i politici che siedono in Parlamento. La Giovane Italia Sicilia e Azione Universitaria invitano ad “avviare una profonda riflessione all’interno del partito dopo questa condanna gravissima soprattutto per un uomo impegnato in politica”. E invitano ad accogliere subito la proposta del ministro Giorgia Meloni “sull’introduzione nello statuto del Pdl di una norma che preveda il no alla ricandidatura e l’espulsione per chi è stato condannato in via definitiva per corruzione e mafia”.
Ora per l’uomo che ha definito Vittorio Mangano “un eroe” e che ha candidamente dichiarato “faccio il senatore solo per difendermi dal processo. Non ho interesse a fare politica”, si potrebbero veramente aprire le porte del carcere. La prescrizione in questo caso scatta dopo 22 anni e mezzo dall’ultima consumazione del reato, accertato nel 1992. Quindi scatterà nel 2014-2015. E in quattro anni la Cassazione dovrebbe riuscire a mettere la parola fine su questo processo. In caso di condanna anche della Cassazione, poi, Dell’Utri non potrebbe godere dei domiciliari, anche se ultra 70enne (gli anni li farà nel 2011) perché l’ex Cirielli non vale per i reati di mafia.

Marianna Lepore

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