Cinque anni di addio al fumo

fumodivietoIl 10 gennaio del 2005 si approvava una norma che avrebbe decisamente cambiato il modo di vivere di molti italiani. Una legge di cui si discuteva da anni e che sembrava non sarebbe mai stata rispettata. Contro tutti i pronostici, però, oggi è ancora vietato fumare nei luoghi pubblici. La legge contro il fumo compie cinque anni e adesso si possono fare anche i primi bilanci.

La prima legge contro il fumo è del 1975 quando si introduce il divieto di fumare negli ospedali, nelle aule, nei cinema, sui trasporti pubblici. Passano però trent’anni prima che la lotta al fumo diventi effettiva. Solo dal dicembre 2004 si introduce il divieto di fumo anche sui treni Eurostar e Intercity e, con la legge del 2005, il divieto diventa obbligatorio in tutti i locali pubblici, soprattutto in bar e ristoranti. Confessiamolo, nessuno pensava che gli italiani avrebbero imparato. E invece oggi è normale vedere, anche in Italia, la gente uscire dai locali per accendere la sigaretta.
Nel nostro paese, però, nonostante il tabagismo provochi 83mila decessi ogni anno e sia responsabile del 91% dei casi di cancro al polmone, il vizio è duro a morire. E per la prima volta dal 2005 (quando è entrata in vigore la legge), il popolo dei fumatori è salito nel 2009 di 1,8 milioni, raggiungendo la cifra di 13 milioni di persone.
Siamo stati il primo grande paese europeo ad introdurre una normativa per regolamentare il fumo in tutti i locali chiusi pubblici e privati, anche se prima di noi Irlanda e Norvegia l’avevano già fatto.
I radicali all’epoca avevano soprannominato Girolamo Sirchia, ministro della Salute e autore della legge contro il fumo, il Mullah Girolamo. Non avevano però potuto far nulla contro quel provvedimento che, oggi, l’ex ministro assicura avrebbe fatto anche più restrittivo.
La politica, che ha ben altre gatte da pelare in questo momento, ogni tanto si ricorda del problema, forse perché i fumatori sono tornati a crescere. Così sta studiando varie alternative: aumentare oltre i 5 euro il prezzo del pacchetto (eliminando quello da 10 sigarette), vietare il fumo nei parchi, sulle spiagge e negli stadi.
E in ultimo ecco che arriva l’emendamento della Lega Nord che dovrebbe introdurre nella riforma del codice della strada lo stop al fumo mentre si è al volante. Il Carroccio vorrebbe multe salatissime, sui 250 euro e punti decurtati, a quanto pare 5, se pizzicati con la “bionda” in auto. E la multa raddoppierebbe se in macchina ci fosse anche un bambino. Secondo uno studio della società italiana di tabaccologia, per accendere una sigaretta si impiegherebbero cinque secondi in cui l’attenzione non sarebbe più sulla guida. E il tempo impiegato è il doppio di quello per rispondere al telefono. Se quindi è vietato usare il cellulare alla guida dovrebbe esserlo anche fumare. Nella piccola San Marino è già legge dal marzo 2008. Da noi, invece, in mezzo ai tanti emendamenti alla riforma del Codice della Strada a un certo punto è sparito il divieto di fumo. Ora è rispuntato tra i circa 400 emendamenti al provvedimento di “restyling” del Codice, in attesa dei pareri delle Commissioni competenti.
Se i politici devono ancora decidere cosa fare, il Wall Street Journal ha già parlato del provvedimento in un articolo in cui si scrive che se il guidatore si distrae per accendere una sigaretta, si distrae ugualmente per cambiare canale alla radio o cercare indicazioni sul navigatore e anche gli avvisi pubblicitari per strada attirerebbero la nostra attenzione. Ragionando così, speriamo che alla fine non ci tolgano anche la macchina.

Marianna Lepore


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