Il silenzio sui referendum

Referendum1213giugnoUn matrimonio reale su cui fare grandi dirette televisive, la beatificazione di un Papa amato dalla gente, la cattura e uccisione del terrorista più ricercato negli ultimi anni: a mettersi di impegno non si poteva fare di meglio per avere argomenti con cui distrarre gli italiani evitando di parlare del referendum del 12 e 13 giugno con cui il popolo è chiamato a votare su acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento.

Sarebbe stata normale cronaca giornalistica se nel frattempo fossero partiti, come previsto dalla legge, i servizi informativi sui referendum. Invece è tutto fermo al palo. Anzi, in giro ormai ci sono solo notizie confuse. “C’è un’altra disinformazione che sta passando, che ormai con la legge che avrebbero fatto sulla moratoria alle centrali nucleari non ci sarebbe più bisogno del voto referendario”, ha dichiarato il leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, durante un appuntamento elettorale a Cosenza. Il voto invece è ancora previsto, ma si vuole evitare che la gente lo sappia e percepisca queste tematiche come qualcosa che può interessarli. Solo in questo modo si riuscirà ad evitare il quorum (che le indagini prima dell’abrogazione della legge pro nucleare davano per sicuro) e a far saltare anche il referendum sul legittimo impedimento.
La consultazione referendaria, però, è tuttora convocata per il 12 e 13 giugno (un mese dopo le elezioni amministrative, una scelta quella di dire no all’election day che ha fatto buttare 300 milioni di euro).
Cosa dovrebbe dirci la televisione attraverso degli spot non ancora messi in onda?
Dovrebbe ricordarci che i quesiti sono quattro: uno per abolire il piano di costruzione di centrali nucleari in Italia; due contro la privatizzazione dei servizi idrici; l’ultimo per abolire ogni forma di legittimo impedimento giudiziario per il premier e i ministri. Il governo, però, due settimane dopo il disastro di Fukushima, ha deciso il rinvio di un anno del piano nucleare. La paura diffusa in tutto il mondo per il disastro in Giappone aveva fatto alzare il livello di interesse anche degli italiani nei confronti del problema nucleare. Così due settimane fa, al Senato, si decideva per l’abrogazione del piano nucleare e si rinviava tutto, “in attesa di acquisire ulteriori evidenze scientifiche”. Il decreto, però, deve ancora diventare legge e deve accadere entro il 30 maggio. Il 17 maggio è in aula alla Camera per il via libera definitivo. Servirà una settimana per approvarlo. A quel punto, tra il 22 e il 23, la parola passa al Colle. Qualunque sia la scelta del Presidente Napolitano, è certo che dopo ci saranno fiumi di polemiche. Il decreto, però, di suo non ha le “caratteristiche d’urgenza” che per legge dovrebbe avere. E se anche il Colle dovesse controfirmare, a quel punto sarà l’ufficio centrale della Cassazione a stabilire se la nuova legge di fatto abolisce il quesito.
E ora la maggioranza va all’attacco anche sui quesiti contro la privatizzazione dei servizi idrici. Il Governo ha, infatti, annunciato un decreto per creare un’autorità dell’acqua che andrà a gestire con regole precise quel tesoro di 64 miliardi. “Un abuso di potere” è stata definita questa manovra dal comitato “Sì Acqua Pubblica” che ha diffuso in rete un “Appello per i referendum” firmato, tra gli altri, da Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky.
Di tutto questo, però, in televisione (il principale mezzo di informazione per gli italiani) non si parla. Anzi per il concerto del 1° maggio trasmesso in diretta da piazza San Giovanni, gli artisti hanno firmato una liberatoria per non parlare di referendum e non dare indicazioni di voto. La Rai parla di “normale amministrazione, prevista dalla legge sulla par condicio” ma molti artisti, primo fra tutti Ascanio Celestini, hanno definito la liberatoria una “forma di autolimitazione, un tentativo di distrazione”.
Intanto, mentre è in atto l’oscuramento sui referendum, oggi si celebra la giornata mondiale in difesa della libertà di informazione, istituita dalle Nazioni Unite nel 1993 e per questa volta dedicata ai movimenti di liberazione dei popoli arabi.
Così, mentre difendiamo strenuamente la libera informazione nel mondo, nel nostro Paese, ancora una volta, applichiamo la censura su un tema, qual è quello referendario, che potrebbe essere molto scomodo al Governo.

Marianna Lepore

 

    

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