La Mondadori costa cara

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Berlusconi_multasalataI suoi legali si stanno giocando tutto in queste ore davanti ai giudici della Corte Costituzionale che dovranno decidere sulla legittimità del Lodo Alfano che blocca i processi per le alte cariche dello Stato. Possibilità a cui, recentemente, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, aveva rinunciato.
Ieri però un fulmine a ciel sereno: le motivazioni della sentenza (civile) Mondadori con cui si condanna Fininvest al pagamento di 750 milioni di euro a favore della Cir di Carlo De Benedetti.
Una condanna che colpisce in pieno il presidente del Consiglio. Una condanna che in un paese normale non sarebbe arrivata, semplicemente perché un politico non sarebbe mai arrivato a tali cariche rimanendo, in qualche modo, collegato con aziende così importanti.
Altro che libero mercato. Negli anni Ottanta le aziende del premier Silvio Berlusconi facevano fuori gli imprenditori avversari pagando mazzette. Dietro l’impetuoso sviluppo del più grande gruppo multimediale italiano c’è infatti un’impressionante storia di corruzione giudiziaria che ha permesso al presidente del Consiglio di mettere le mani sulla Mondadori.
Una sentenza meditata, quella del giudice Raimondo Mesiano, che arriva dopo quasi tre anni dal verdetto con cui, in sede penale, la Corte di Cassazione aveva reso definitive le condanne contro gli avvocati del Cavaliere, Cesare Previti , Giovanni Acampora e Attilio Pacifico, colpevoli di aver corrotto il giudice di Roma Vittorio Metta.
Il magistrato aveva incassato almeno 400 milioni di lire per scrivere delle motivazioni che aveva ricopiato da una “minuta” ritrovata nello studio dell’avvocato Pacifico durante una perquisizione, in cui dava ragione alla Fininvest contro la Cir nell’acquisizione Mondadori.
La sentenza comunque non era così inaspettata visto che già in sede penale si era stabilito che il mandante dell’intera operazione era Silvio Berlusconi, non sotto processo perché salvato dalla prescrizione. Ma la Corte di Cassazione aveva poi riconosciuto alla Cir il diritto di ottenere un risarcimento per i danni morali e patrimoniali. Per questo è poi iniziata la causa civile.
Le motivazioni della sentenza hanno provocato molte reazioni nel mondo politico. Molti hanno pensato che la pubblicazione a pochi giorni dal pronunciamento della Consulta sul Lodo Alfano non sia avvenuta per caso. “Se sono coincidenze, sono coincidenze sospette”, ha detto il ministro alle infrastrutture Altero Matteoli. ”Attendo la sentenza della Corte Costituzionale con serenita”’ afferma Matteoli aggiungendo che ”il lodo Alfano e’ stato scritto anche sulla base di precedenti sentenze della Corte Costituzionale”.
Silvio Berlusconi reagisce, anche se solo in privato, e ripete che è una sentenza profondamente ingiusta e abnorme perché la cifra è incredibile.
Anzi, secondo alcuni, avrebbe addirittura voglia di abbandonare la politica e lasciare l’Italia, un Paese che ama e per il quale ha fatto e continua a fare del bene, ma dove la sinistra, una parte della magistratura e certi poteri economici fanno di tutto per distruggerlo.
Il presidente del Consiglio parla di “enormità giuridica” e ora, tra gli effetti della sentenza sul lodo Mondadori, si torna a parlare di elezioni anticipate, di governo tecnico o “del presidente”.
Così se il lodo Mondadori dovesse veramente avere tra i suoi effetti, come alcuni vogliono insinuare, l’eventuale bocciatura del lodo Alfano, Pdl e Lega sarebbero tentati di usare la carta delle elezioni anticipate superando le critiche dell’opposizione e le difficolta’ di governo con una nuova legittimazione popolare che in caso di conferma della leadership di Berlusconi metterebbe a tacere qualsiasi critica da parte dell’opposizione.
Come alcuni giornali, per di più stranieri, ricordano, se la Consulta dovesse bocciare il Lodo Alfano allora Berlusconi potrebbe essere perseguito per altri casi, in modo particolare per quello che ha condannato David Mills.
Il giudice ha, infatti, condannato sei mesi fa l’avvocato britannico che aveva testimoniato il falso in due processi a favore di Berlusconi in cambio di 600.000 dollari. Proprio in quel procedimento non è stato giudicato il presidente del Consiglio in attesa della decisione della Consulta sul lodo Alfano.
Il Financial Times nel riportare la notizia secondo cui Berlusconi sarebbe comunque intenzionato a portare a termine il suo mandato scrive che la sensazione di Berlusconi, oggi, è di “un premier sotto assedio, protetto solo dalla sua influenza sui media, dalla sua personale ricchezza e dall’immunità dall’apertura di un processo contro di lui che gli viene garantita dalla sua forte maggioranza in Parlamento.”
Ed è chiaro che se il processo contro di lui dovesse riaprirsi, gli strani equilibri costruiti fino ad ora inizierebbero a vacillare.

Quello che colpisce, ancora una volta, sono le parole usate dai suoi avvocati nel tentativo, ennesimo di difenderlo. “La legge è uguale per tutti ma non la sua applicazione”. Come a dire, potete fare tutto, imbrogliare e corrompere basta che poi riusciate a raggiungere alte cariche politiche e a quel punto il gioco è fatto.

 
Marianna Lepore
 
  

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